Berlusconi: “Giorno di lutto per la democrazia”. Il leader Fi invita i suoi fedelissimi alla prossima campagna elettorale.

Silvio Berlusconi sul palco di Via del Plebiscito (Getty images)

Un migliaio di manifestanti radunati in via del plebiscito davanti a Palazzo Grazioli hanno aspettato per due ore il loro leader, Silvio Berlusconi che appena salito sul palco allestito appositamente per lui ha cominciato ad intonare l’Inno di Mameli con i suoi sostenitori.

“Grazie. Devo dire che in questi 20 anni se c’è una cosa di cui non mi posso lamentare è la vostra vicinanze e il vostro affetto. E anche oggi mi avete dato una dimostrazione di entusiasmo e di passione, perché evidentemente il Senato di sinistra con il potere ha ordinato di fare freddo al tempo. Al di là della commozione che credo non sia soltanto mia ma anche vostra, noi siamo qui in un giorno amaro, in un giorno di lutto per la democrazia”, ha esordito l’ex premier che ha poi riproposto la sua lettura della storia della magistratura di sinistra paragonandola alle Br.

“Abbiamo già passato nella storia del nostro paese un periodo difficile come questo, vi ricordate benissimo che nel ’94 una magistrtura di estrema sinistra che si è data come missione di essere la via giudiziaria al socialismo contro al capitalismo borghese e che intende che la sua missione sia di garantire al popolo la sua democrazia che parte da un assioma. Ma la democrazia è garantita solo se la sinistra è al potere, per questo è la missione della maguistrtura che interpretando il diritto non in modo imparziale, deve far si che la sinistra possa ritornare al potere e così regalare di nuvo al popolo una vera democrazia. Queste non sono opinioni, sono frasi che si leggono nei documenti. Questa magistratura nel ’92 e ’93 approffittando dell’abrogazione dell’immunità dei parlamentari ha tolto di mezzo chi ci ha governato per 50 anni. Pensava di aver aperto la strada ad una conquista definitiva del potere alla sinistra”, dice Berlusconi.

“Ma siamo scesi in campo noi! Siamo qui oggi in una manifestazione leggittima e pacifica. Perché noi non viviamo nell’invidia e nell’odio come loro”, dice il cavaliere riferendosi alle polemiche scaturite questa mattina con il blocco di alcuni pullman dei manifestanti.
“Siamo riusciti ad andare al governo e si scatenarono subito contro di me e fui costretto a dimettermi dopo 7 mesi e attraverso i processi mi hanno voluto far fuori dalla politica. Sono 57 i processi che mi hanno gettato addosso. In nessun paese civile e democratico della storia non è mai successo che un politico abbia dovuto subire una simile umiliazione. Ho impegnato molto tempo e risorse economiche per non perdere la serenità. Per 41 processi ne siamo venuti fuori senza nessuna condanna!”

“Allora hanno cambiato strategia, e non bastavano più i pubblici magisteri ma occorreva che anche i collegi fossero tali e allora sono inziate le condanne: i diritti mediaset, per ruby e così via”, prosegue il cavaliere che poi parla della condanna che con la quale “i nostri alleati di governo si sono precipitati e hanno aperto un procedimento per la mia decadenza da Senatore. Inizialmente i tempi per la decadenza erano di 14 mesi con me l’hanno portato a 3 settimane”, sostiene il leader di Fi.

“Hanno violato i tempi, ma anche l’obbligo di avere un’interpretazione autentica della Corte Europea. Poi hanno applicato retroattivamente la legge a dei fatti di 30 anni fa’, violando l’articolo della non retroattività delle pene e l’articolo 7 dei diritti dell’uomo. Hanno anche capovolto il regolamento del Senato che dal 1848 prevedeva il voto segreto in Senato decidendo che il voto deve essere palese e ora si stanno accingendo al voto. Noi abbiamo fatto ricorso alla Corte Europea, per la legge severino e per 5 processi, portando altri testimoni ai 171 altri testimoni che non hanno voluto ascoltare. Presenteremo alla Corte d’appello di Brescia una revisione del processo. E questa sarà un capovolgimento della sentenza con la mia assoluzione. Allora mi sembra giusto chiedere a questi signori che non hanno voluto aspettare le risposte che cosa faranno: mi risarciranno?”.

“Ma io non credo che con questo abbiamo definitivamente vinto la partita della democrazia e della libertà. Noi non ci ritireremo in convento. Noi siamo qui, siete qui e staremo qui!” ha esultato Berlusconi acclamato dai suo fan.

“Oggi è un lutto per la democrazia. Nessun potrà stare più tranquillo per la sua libertà. Per questo restiamo in campo e non disperiamoci se il leader di centro destra non è più senatore. Ci sono altri leader che non sono parlamentari, come Renzi e Grillo e anche da non palramentare si può continuare a batterci per la nostra libertà. E c’è molto da fare.

“In questi vent’anni la cosa più importante che ho capito non è solo il comportamento della sinistra attaccata alla sua ideologia, ma è il fatto che noi italiani da dopo la Costituzione non abbiamo ancora imparato a votare. Anche nella prima Repubblica dove per fare maggioranza dovevamo mettere insieme 5 partiti per cui era difficile trovare un accordo per le riforme. Molti governi hanno galleggiato. Anche recentemente abbiamo accettato di fare coalizione e sulle grande riforme siamo stati bloccati dai piccoli partiti che non guardano mai all’interesse nazionale, ma al loro interesse particolare dei loro piccoli leader”.

Il Cavaliere poi tratta del tema della ingovernabilità: “Oggi il nostro paese è ingovernabile e non può arrivare alle riforme. Il presidente del consiglio non ha nessun potere, perché il potere è stato distribuito. Oggi il Consiglio dei ministri non può varare i decreti leggi, strumenti dei governi occidentali”, afferma il cavaliere che poi si è soffermato a spiegare l’iter dei provvedimenti di legge, sottolineando la durata per l’approvazione di un decreto, con la sua solita retorica un po’ affievolita.

“Per questo nelle prossime campagne elettorali noi tornermo a convicere i moderati che sono la maggioranza del paese, che devono imparare a votare e che non devono frazionare il loro voto e che lo devono dare ad una sola formazione poltica”.
Poi Berluscni ha parlato di riforma del sistema dell’apporvazione delle leggi e del sistema di elezione del presidente della Repubblica per la sua diretta elezione: “Ci resta un gran lavoro da fare e come Forza italia vogliamo tornare tra la gente.
Per questo abbiamo un progetto che in ogni paese sia aperto un centro di FI che si chiama Forza Silvio. Questi centri dovranno prima di tutto cercare 4 persone di elevato livello che potranno contrastattare gli avversari della sinistra per non farci portare via i nostri voti. Inoltre, dovremmo anche aiutare chi ha bisogno.
Ogni cittadino italiano si sentirà realizzato nel parteciapre ad essere un soldato della Democrazia”.

“Vi ringrazio in modo commosso. In tutti questi anni non è mai venuto a meno il vostro affetto. Vi dò appuntamento per un’Italia più democratica, più libera con maggiore benessere e riuscriemeo a cambaire il nostro paese solo se lavoreremo tutti insieme per cambiare i nostri cittadini e convincerli ad unire i voti per dare a noi e ai nostri figli un futuro che non sia illiberale, ma di vera democrazia”.

Berlusconi conclude il suo discorso un po’ commosso ringraziando i suoi sostenitori, i suoi parlamentari e tutti coloro che se ne sono andati. A questo punto il suo discorso è stato interrotto dai fischi dei manifestanti: “Noi siamo rimasti qui e siamo sicuri di essere dalla parte giusta e che non tradiremo mai i nostri elettori”.

“Vi do appuntamento all’8 dicembre quando faremo un incontro per festeggiare i primi 1000 centri che stiamo creando in Italia. E partendo dai club illustreremo i bisogni dell’Italia meglio di quanto non abbiamo fatto fino ad oggi. Abbiamo imparato però a parlare con la gente. Vi do ancora appunamento alla prossima campagna elettorale per la libertà”, conclude Berlusconi esortando i suoi sostenitori in quello che Paolo Mieli definisce “un discorso di una probabile uscita di scena”.

Redazione