Giornata mondiale Aids: in Italia 1 giovane su 3 stima che l’Hiv non fa più vittime

Slogan contro l'Aids (Getty images)

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids che si svolge domani, 1° dicembre, Cesvi, la Onlus di Cooperazione e sviluppo che opera per la solidarietà mondiale ha promosso un sondaggio condotto dalla società di indagini statistiche Doxa sul tema dell’Aids in Italia e una campagna solidale di raccolta fondi intitolata “Fermiamo l’Aids sul nascere” per progetti nei paesi più colpiti dal virus.
Da domani, 1 dicembre e fino al 21, sarà possibile inviare un sms solidale da 2 euro al 45503.

DATI ONU- Quest’anno lo slogan della giornata mondiale dell’Aids è “No alle discriminazioni” e secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta all’Aids “per la prima volta possiamo vedere la fine dell’epidemia, possiamo dire che siamo iniziando a controllare la malattia. Eppure lo stigma, i pregiudizi, l’emarginazione dei malati sono ancora tra noi”.

SONDAGGIO CESVI- Il sondaggio condotto sui tra i giovani di età fra i 16 e 34 anni, ha considerato la percezione dei giovani nei riguardi di quella che è una delle malattie infettive di trasimissione più letali e pericolose al mondo.
Se da una parte l’Aids è stato al centro delle campagne di sensibilizzazioni negli anni a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, nel nuovo secolo, il rischio dell’Hiv sembra in parte passare in secondo piano.

Infatti, dal sondaggio emerge che solo un ragazzo su tre considera l’Aids un rischio reale e ritiene che “non faccia più vittime”.
A questo dato si aggiunge che solo il 35% dei ragazzi e delle ragazze in Italia, nonostante sappiano perfettamente che la via di trasmissione principale è quella sessuale, usa abitualmente il preservativo e appena il 29% dichiara di aver fatto il test dell’Hiv.

Inoltre, il sondaggio ha rilevato che un giovane su 5 è a rischio contaminazine in quanto perchè non ne ha sentito parlare a scuola e solo raramente sui media.

Una mancanza in quanto secondo quanto l’attenzione deve restare costante: “Dove la malattia da sempre colpisce in maniera più drammatica l’attenzione non è calata e dove sono stati portati gli sforzi più grandi per l’accesso alle cure è possibile cogliere un dato positivo. Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni tra i bambini è diminuito del 40% grazie a servizi di informazione e distribuzione dei farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione madre-figlio del virus. Nel solo Zimbabwe, con l’impegno di Cesvi, sono stati salvati oltre 3000 bambini, formati 2000 operatori sanitari e sottoposte a test quasi 90 mila donne. Tanto è stato fatto, ma è necessario continuare in questa direzione con le attività di prevenzione dell’Hiv dirette alle donne incinte, garantire la cura con i farmaci antiretrovirali, potenziare l’informazione e combattere la povertà”, afferma il presidente del Cesvi, Giangi Milesi.

INFEZIONI IN ITALIA– Secondo il rapporto del Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità (ISS) nel 2012 le nuove diagnosi di infezione da Hiv in Italia sono rimaste in linea di massima stabili: 3.853 casi notificati. Un’incidenza di 6,5 nuovi casi per 100mila persone.
Rispetto agli anni precedenti, sottolinea l’l’Iss, il numero di segnalazioni è rimasto sostanzialmente invariato, ma i dati evidenziano un progressivo aumento dell’età mediana alla diagnosi e un cambiamento delle modalità di trasmissione: calano infatti i casi tra i consumatori di sostanze per via iniettiva, mentre aumentano quelli attribuibili alla trasmissione per via sessuale. L’incidenza di Hiv tra gli stranieri è circa quattro volte più alta rispetto agli italiani.

SOCIETA MALATTIE INFETTIVE – La società italiana di malattie infettive (Simit) e tropicali in vista della giornata mondiale dell’Aids ha evidenziato che negli ultimi tre anni si sono rsicontrati “4mila casi in più l’anno” e spesso il malato scopre di essere già sieropositivo per via di un intervento o un’analisi prescritta dal medico.
Il presidente della Simit, Massimo Andreoni presentando un nuovo farmaco a Milano ha sottolineato che la situazione in Italia è preoccupante: “Oggi i farmaci funzionano nel 90% dei casi e la mortalità si è ridotta all’1-2%, dobbiamo riflettere sul fatto che le nuove infezioni non calano e si arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è molto avanzata”.
“Oggi sono pochissimi gli adolescenti che hanno questa consapevolezza. Non bisogna abbassare la guardia. Anche perché l’80% delle infezioni adesso avviene per via sessuale”, spiega Andreoni.
A Milano e nell’hinterland meneghino, si sono registrati il 56% dei nuovi casi: tre nuovi casi ogni due giorni e nel 2012 sono stati 572 i pazienti presi in carico dall’Asl. Un dato allarmante, nonostante la maggiore informazione i casi aumentano a causa della mancata prevenzione e il range d’età dei pazienti contagiati va dai 16 anni ai 70.

Redazione