La Consulta riunita sulla legge elettorale, ma la decisione potrebbe arrivare solo nel 2014

Consulta
Palazzo della Consulta sede della Corte Costituzionale (foto pubblico dominio)

Oggi si è svolta l’udienza della Corte Costituzionale sulla tanto discussa legge elettorale, varata nel 2005 dal governo Berlusconi e che ottenne l’avallo parlamentare grazie al sostegno dell’ampia maggioranza di centrodestra. La legge ebbe tra i principali estensori l’allora Ministro per le Riforme istituzionali, Roberto Calderoli, da cui ha preso il nome per poi essere rinominata “Porcellum“, dato che lo stesso Calderoli definì la legge una “porcata”. Dopo un tentativo di abrogazione della legge con un referendum popolare proposto dall’Italia dei Valori nel 2011, che tuttavia fu bocciato dalla stessa Corte Costituzionale a gennaio 2012, nel timore che si creasse un vuoto legislativo, e dopo i ripetuti tentativi, tutti caduti nel vuoto, di riformarla per via parlamentare, cui si aggiunge l’attuale stallo della riforma al Senato, forse la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta può essere la volta buona per togliere di mezzo questo obbrobrio giuridico che assegna uno spropositato premio di maggioranza alla Camera al partito vincitore delle elezioni, anche se per pochi voti, mentre rende di fatto impossibile la formazione di una maggioranza al Senato.

La decisione della Corte Costituzionale, tuttavia, potrebbe arrivare in tempi non brevi. Questa mattina si è svolta l’udienza pubblica, durante la quale l’Avvocato Carlo Tani, che rappresenta i cittadini che hanno fatto ricorso, ha illustrato le ragioni per dichiarare l’incostituzionalità della legge. Questo pomeriggio e nella giornata di domani i giudici della Corte si riuniranno in camera di consiglio, ma ci sono diversi casi da decidere e quello sulla legge elettorale potrebbe slittare all’anno prossimo, dato che fino al 14 gennaio non sono previste in calendario nuove camere di consiglio.

Questa mattina, durante l’udienza, l’avvocato Tani ha dichiarato: “La legge Calderoli aveva come scopo quello di distruggere la Costituzione. I cittadini elettori vengono ridotti a mandrie da voto”, ha accusato. “La politica non può pensare di fare in materia elettorale ciò che le pare – ha aggiunto – perché c’è la Costituzione che indica la strada e ci sono gli organi di garanzia come la Consulta”. L’altro avvocato che rappresenta i ricorrenti contro il Porcellum, Felice Besostri, ha spiegato ai giornalisti che “abolendo l’attuale premio di maggioranza resterebbe la legge vigente che diverrebbe quindi un proporzionale con soglie di accesso già perfettamente applicabile“, come riporta TMNews. Dunque non ci sarebbe alcun ritorno automatico al Mattarellum, la precedente legge elettorale. Con la declaratoria di incostituzionalità, “non si creerebbe nessuna vacatio legis“, cioè nessun vuoto legislativo, ha assicurato Besostri. La Cosuta potrebbe ripristinare “automaticamente” il Mattarellum, ma l’avvocato la indica come “l’ultima tra le opzioni”. La Corte potrebbe inoltre abolire il meccanismo delle liste bloccate, ritenuto tra i più odiosi della legge, facendo “un’operazione di chirurgia estetica”, ha aggiunto Besostri.

L’attesa, dunque, è tutta per la decisione della Consulta, che questa volta potrebbe finalmente accogliere le istanze dei cittadini dichiarando incostituzionale le legge elettorale voluta da Berlusconi, ma che nemmeno la maggioranza di centrosinistra, al governo con Prodi nel biennio 2006-2008, ha saputo o voluto cambiare.

Valeria Bellagamba