Federigo Ceci (Foto Pietro Pesce)

Quando si intervista un personaggio pubblico, prima di sentirlo, non puoi mai immaginare la vera maschera che trovi davanti ai tuoi occhi. Se hai la fortuna di potere far una bella chiacchierata con una persona che ha lavorato tanti anni sul campo e che può farti capire cosa vuol dire fare questo mestiere hai sicuramente incontrato Federigo Ceci.  Toscano, classe 1973 si inizia a formare nei laboratori di Roberto Biselli. Sono numerose le esperienze all’estero tra  Svizzera, Germania e Francia. Abbiamo voluto sentirlo, per ripercorrere insieme la sua carriera e per farci raccontare tutto di lui.

 

Ciao Federigo, lieti di ospitarti su Direttanews. Intanto raccontami cosa stai facendo di bello in questo momento della tua carriera?

Ho appena finito di girare una fiction “Un Santo uomo” con Claudia Pandolfi, Giorgio Pasotti e l’attore russo Aleksei Guskov.  Parla della storia di Lino Zani, un alpinista del Tonale,  che ebbe il privilegio di sciare con Karol Wojtyla e di stringere con lui un’affettuosa amicizia.  Io interpreto il ruolo di capo spedizioni sull‘Everest.

Inoltre sta per uscire Rossella 2 dove interpreto la parte di un contadino rivoluzionario, con Gabriella Pession e poi dovrebbe uscire prossimamente l’ultima serie del Commissario Rex  con Francesco Arca e adesso sto facendo una cosa mia, ma per ora non ne voglio parlare..

 

Federigo Ceci (Foto Pietro Pesce)

Quando e come hai cominciato questo lavoro?

Io ho iniziato molto presto, a 16 anni, in un laboratorio teatrale a Perugia e poco dopo finito il Liceo sono “scappato” in Francia dove ho iniziato a fare teatro più seriamente con il grande mimo Marcel Marceau.  Ho debuttato al Teatro dell’Odeon a Parigi.  Poi ho “vagato” l’Europa tra Svizzera e Germania. 

Per  problemi familiari sono rientrato in Italia e da giovanissimo ho un fatto un film con Vanzina  “A spasso nel tempo”. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi attrici e attori  del teatro  come Piera Degli Esposti, Anna Maria Guarnieri e Albertazzi. 

 

Hai alle spalle una lunga e faticosa preparazione teatrale. E’ nel teatro che hai trovato la tua dimensione artistica?

La scintilla per il teatro è scoccata quando vidi a Spoleto in scena Roman Polanski  ne ”La metamorfosi” di Kafka, e avendo un carattere energetico e focoso, ho trovato sul palcoscenico una dimensione espressiva importante. Diciamo che la formazione è stata fondamentale anche per la capacità che il teatro ha e che i testi teatrali hanno per aprirti la testa a 360 °.

Il teatro è stato sicuramente un mattone importante della mia carriera. Tanti attori importanti italiani in questo momento tornano sul palcoscenico perché  il rapporto con il pubblico è fondamentale, ti insegna a capire il respiro degli altri. E’ un universo veramente completo

 

Federigo Ceci (Foto Pietro Pesce)

Il tuo pensiero sul teatro di ieri e di oggi? Come si è evoluto questo mondo negli anni?

Purtroppo l’ultimo ventennio ha prodotto una televisione di bassissima qualità. L’inabissamento culturale ha fatto si che si creasse una popolazione “facile” da gestire, invasa dal calcio e dallo sport  e le persone quindi  hanno avuto sempre meno tempo per sedersi a teatro.

C’è anche da dire che è stato fatto anche del teatro brutto. E’ chiaro che una volta c’era ancora una borghesia assetata di cultura e l’evento teatrale aveva un suo canone, era un evento vero e proprio.

Se pensiamo a Gasmann a  Salvo Randone e a tutta quella generazione, era un mondo di grandissima qualità.

Piano piano se ne stanno andando tutti i grandi del teatro e il futuro ora  è molto incerto.

 

Hai lavorato in parecchie occasioni con Ninni Bruschetta. C’è una grande affinità artistica tra te e quest’attore /regista?

Con Ninni c’è una grande amicizia prima di tutto. Abbiamo iniziato a lavorare insieme prima che lui diventasse un grande attore. Ora è un po’ di tempo che non lavoriamo insieme anche perché dopo tanti anni c’erano degli automatismi che facevano mancare un po di brillantezza al lavoro comune, poi io ho avuto due figli e mi sono allontanato. Mi ha insegnato moltissimo sia lui che i ragazzi della sua compagnia: da Maurizio Puglisi a Giovanni Moschella, Totò Onnis e Johnny Boncoddo

 

Hai avuto il merito e la fortuna di lavorare con il grande Spike Lee in “Miracolo a Sant’Anna. Ci racconti di questa esperienza?

In quel periodo stava per nascere la mia primogenita, era il mese di Luglio. Mi hanno chiamato a fare questo provino, e lui era presente…cosa che in Italia accade molto raramente e questo la dice lunga sulla persona che è lui e sul tipo di professionalità che c’è all’estero.

Finito il provino lui mi ha detto: “Vuoi un bicchiere d’acqua?”. Fui sorpreso perché era un tipo di gentilezza alla quale non ero assolutamente abituato su un set. Ne ho fatti altri due con lui; quando mi hanno chiamato per fare il terzo mi sono detto: “Qui ci siamo”. Si trattava di una scena dove dovevo tirare fuori una pistola e sparare. Mi sono comprato una scacciacani, ho sparato e c’era Pier Francesco (Favino) che è rimasto un attimo imbarazzato perché non se lo aspettava (ride). E’ un super professionista, un grande regista. E’ stata un ‘esperienza incredibile.

 

Federigo Ceci (Foto Pietro Pesce)

Qual è il tuo sogno nel cassetto? E con chi ti piacerebbe lavorare un giorno?

Il mio sogno nel cassetto, visti i tempi, è continuare a lavorare. Mi piacerebbe fare un film con il miglior regista in questo momento, Sorrentino. Se dovesse venir fuori la mia parte gotica ti direi che mi piacerebbe fare un bel film o vincere un premio. Da quando è nata la prima bimba e poi il secondo figlio  credo che lavoro e salute siano la cosa più importante

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando in questo momento su un adattamento del Faust di Fernando Pessoa, un testo incompleto molto particolare che mi porta via un po’ di tempo. Poi ho un progetto con la televisione svizzera ma non vi dico nulla per scaramanzia.

 

Un ultima cosa. Non credi che in Italia ci sia poca meritocrazia nel tuo mestiere?

Per me fare l’attore è una prima pelle è una cosa naturale. Un attore deve rischiare ed è la cosa più bella di questo mestiere. Quando ti va bene è il mestiere più bello del mondo, quando fatichi e ti va male rosichi. Nella vita avrei potuto fare altro, ma la fatica e il rischio sono la cosa più bella e io voglio continuare a farlo.

 

Grazie Federigo per la bella chiacchierata.

Grazie a te Michele e un saluto ai lettori di Direttanews

 

Michele D’Agostino