Maurizio Gasparri indagato per peculato si difende: “Non ho sottratto nulla”

Maurizio Gasparri (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

L’agenzia Ansa comunica che questa mattina è stato notificato un provvedimento di chiusura di indagini nei confronti del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

L’atto è stato recapitato presso lo studio del difensore di Gasparri, l’avv. Giuseppe Valentino. Il documento, a firma del Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, degli aggiunti Rossi e Caporale e dai sostituti procuratori Orano e Pioletti, rischia di far finire sotto processo il senatore di FI-Pdl con l’accusa di peculato: la Procura di Roma sostiene infatti che Gasparri, in qualità di Presidente del gruppo Pdl al Senato, si sia appropriato di 600 mila euro, poi versati per l’apertura di una polizza sulla vita auto-intestata.
Secondo l’accusa, l’assicurazione sarebbe stata stipulata con i fondi del gruppo parlamentare Pdl. Il versamento è stato fatto il 22 marzo del 2012, mentre il 1° febbraio del 2013, Gasparri ha restituito la somma al gruppo Pdl.

“Quale senatore della Repubblica e presidente del gruppo Pdl, avendo sul conto corrente 10373 presso la Bnl del Senato, a lui intestato in qualità di presidente, pubblico ufficiale, la disponibilità di somme provenienti dal bilancio del Senato a titolo di contributo al funzionamento dell’ufficio di presidenza, si appropriava di 600mila euro utilizzandoli in data 22 marzo 2012 per l’acquisto di una polizza a lui intestata”, viene scritto nel capo dell’imputazione che si riferisce ad un reato previsto dall’articolo 314 del codice penale.

L’assicurazione era in favore di Gasparri e dei suoi eredi poi però ha proceduto al “riscatto anticipato della polizza in data 1 febbraio 2013 e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl al Senato con due bonifici di 300mila euro, rispettivamente in data 20 febbraio 2013 e 13 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo” Pdl.

Il senatore del Pdl ha immediatamente replicato attraverso una nota diffusa dai suoi legali nella quale sostiene di “non aver sottratto nulla” e di aver “operato con correttezza e trasparenza”: “Ritenevo di aver chiarito in maniera puntuale la vicenda relativa ad un investimento richiestomi dalla Banca che opera in Senato e fatto nell’interesse del gruppo Pdl di cui ero presidente. Apprendere che, nonostante gli elementi forniti quei fatti non siano stati archiviati ed, anzi, sono state avviate le procedure che di norma precedono la richiesta di rinvio a giudizio mi provoca per converso grande turbamento e disagio, mentre dall’altro ho la coscienza tranquilla perché, come sempre, ho operato con correttezza, linearità e trasparenza”.

“Mi auguro che questa storia così sgradevole i cui termini, francamente, riesce difficile comprendere possa essere chiarita e definita al più presto”, ha poi concluso il senatore.

Redazione