Roberto Sandalo negli anni Ottanta (screenshot Skytg24)

Un altro decesso nelle carceri italiane: stavolta a morire è Roberto Sandalo, 56 anni, volto noto perché da ex militante di Prima Linea a fine anni Settanta, aveva intrapreso poi un nuovo percorso di lotta anti-islamica, per la quale era finito in carcere nel 2008 accusato degli attentati alle moschee e ai centri culturali islamici di Milano, Abbiategrasso e Brescia.

Noto con il soprannome di Roby il pazzo per la sua propensione alle attività violente, Sandalo aderì a Prima Linea dopo esser stato espulso da Lotta Continua a causa di alcune iniziative dalle quali l’organizzazione si dissociò in maniera ferma: in particolare, avrebbe avuto atteggiamenti duri e violenti contro esponenti della FGCI durante un corteo studentesco.

Dopo l’arresto, avvenuto il 29 aprile 1980, l’ex terrorista rosso cominciò a collaborare con gli inquirenti, assumendosi la responsabilità di aver fatto partecipato a tre omicidi, tra cui l’assassinio per errore del proprietario di un bar di Torino, Carmine Civitate. La sua collaborazione con gli inquirenti consentì di smantellare l’organizzazione armata di ultrasinistra, facendo sì inoltre che Sandalo ottenesse diversi sconti di pena.

Già a fine anni Novanta, l’eurodeputato leghista Mario Borghezio denunciò l’infiltrazione nella cosiddetta Guardia Nazionale Padana di Roberto Sandalo, chiedendo e ottenendo l’espulsione; da parte sua, l’ex Prima Linea affermò invece di essersi allontanato volontariamente dall’organizzazione in contrasto con Umberto Bossi.

Critico con la candidatura e l’elezione in Parlamento dell’ex leader di Prima Linea, Sergio D’Elia, con La Rosa nel Pugno, Sandalo era stato arrestato per rapina già nel 2002; il nuovo, definitivo arresto era avvenuto appunto nel 2008 per alcuni attentati di matrice anti-islamica. Secondo i pm milanesi, l’ex terrorista avrebbe infatti dato vita insieme ad alcuni complici a una organizzazione denominata Fronte cristiano combattente.

Redazione online