Caso Di Sarno, magistrato di sorveglianza contro la sospensione della pena. Ieri l’appello di Napolitano

Il carcere di Poggioreale (foto pubblico dominio)

Il magistrato di sorveglianza del Tribunale di Napoli, Rosa Labonia, ha rigettato nella tarda mattinata di oggi l’istanza di sospensione della pena nei confronti di Vincenzo Di Sarno, detenuto in carcere per omicidio, che è stato colpito da un tumore di natura leucemica e sarebbe ormai allo stato terminale. Contestualmente, il magistrato ha disposto il ricovero di Di Sarno in un ospedale “da individuarsi repentinamente a cura dell’amministrazione penitenziaria, sia sulla base della specializzazione oncologica della struttura, sia della rapida disponibilità al ricovero”.

Ieri, era arrivato l’appello per la sospensione della pena del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si era augurato “che sia l’esame della richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena sia la procedura per la grazia siano condotte in tempi commisurati alla gravità delle condizioni di salute di Vincenzo Di Sarno”. Da parte sua, Maria Cacace, mamma di Vincenzo Di Sarno, si è detta soddisfatta parzialmente per la decisione del giudice, perchè “su tutto quello che chiedo è che venga curato. Se rifiuta la terapia è perchè non ce la fa più”.

Secondo la donna, che aveva lanciato l’appello a Napolitano, Di Sarno è entrato in carcere che pesava 115 kg, mentre oggi arriva a malapena a 54 kg. A favore di un provvedimento di clemenza per il detenuto si è detto il Garante per i detenuti della Campania, Adriana Tocco, che ha anche ricordato come “già durante il processo d’Appello chiedemmo al magistrato del giudizio una misura alternativa al carcere, ma lui non ne volle sapere”.

Di Sarno aveva manifestato l’intenzione di chiedere la sospensione della pena, per poi ricorrere andare a curarsi in Svizzera, sottolineando di preferire l’eutanasia all’odissea che sta vivendo con la malattia che lo sta uccidendo. Intanto, i Radicali Italiani denunciano la presenza a Poggioreale di un altro detenuto, Angelo Rosciano, giudicato incompatibile con il regime carcerario e per la cui concessione dei domiciliari si sta battendo la figlia Carmela. Il detenuto soffre “di una forma di diabete melitico che gli ha causato l’amputazione di una gamba, la semi-cecità” e lo costringe alla sedia a rotelle.

Redazione online