Canale Panama: Autorità interrompe trattative per finanziamento extra dei lavori

Jorge Quijano,  Autorità del Canale di Panama (Getty images)
Jorge Quijano, Autorità del Canale di Panama (Getty images)

L’Autorità del Canale di Panama ha respinto tutte le proposte del Grupo Unidos por el Canal (GUPC) il consorzio di aziende guidato da quella spagnola Sacyr e composto anche dall’azienda italiana Salini-Impregilo per trovare un accordo su un cofinanziamento dei costi extra per i lavori di raddoppio del Canale di Panama, non preventivati e pari a 1 miliardo e 600 milioni di dollari rispetto ad un costo iniziale di 3 miliardi e 220 milioni di dollari.

L’autorità ha anche interrotto le trattative con le aziende.
Una situazione critica che come riporta l’Ansa, per il consorzio potrebbe comportare uno slittamento di qualche anno per la messa in opera del nuovo Canale che dovrà essere in grado di far transitare le navi Post-Panamax di maggiori dimensioni rispetto a quelle attuali, con capacità di carico triple (12.000 contro 4.000 containers).

Ma non solo: questo prolungamento dei tempi comporterà anche un mancato introito stimabile in 2 miliardi di dollari l’anno solo per il Canale di Panama e l’interruzione dei negoziati mette a rischio fino a 10 mila posti di lavoro.

“Una decisione illogica e dettata da un atteggiamento rigido che danneggerà il Canale, il Paese e i panamensi, oltre a creare un danno per il commercio internazionale e per tutti quei Paesi, come gli Stati Uniti, dove sono stati fatti ingenti investimenti in previsione dell’allargamento del commercio mondiale”, ha scritto in una nota il consorzio GUPC, esprimendo “sconcerto e rammarico”.

Nella nota il consorzio ricorda che “non sono serviti a nulla gli innumerevoli richiami al buon senso giunti all’amministratore delegato di ACP, Jorge Luis Quijano, da parte dell’Unione Europea, con l’intervento del commissario Antonio Tajani a sostegno delle imprese coinvolte, e dei governi spagnoli e italiano”.

Inoltre, sarebbe andato anche a vuoto “la spinta esercitata sul manager pubblico locale da parte del presidente di Panama, Ricardo Martinelli, che si era spinto alla vigilia dello scadere dei termini a prevedere un accordo in tempi brevi tra ACP e GUPC”.

Per il Consorzio quest’ultima iniziativa “era sembrato un ultimo invito a non perdere altro tempo e, soprattutto, a desistere da spericolate opzioni B che Quijano ha più volte minacciato di attuare per estromettere GUPC dai lavori del Canale, peraltro giunti a un passo dalla conclusione” sottolinea nella nota il GUPC ricordando che i lavori sono al 70% dell’avanzamento.

Nonostante lo stop alle trattative, il consorzio ha annunciato che continuerà a cercare una soluzione sottolineando che “senza una soluzione immediata, Panama e l’autorità del Canale affronteranno anni di dispute in tribunali nazionali e internazionali sui motivi che hanno portato il progetto vicino al fallimento”.

Come ricorda il Secolo XIX, lo stesso presidente del consiglio, Enrico Letta, qualche giorno fa aveva avuto un colloquio telefonico con il presidente di Panama, Ricardo Martinelli e al termine del vertice Italia-Spagna, il Premier aveva detto che “è assolutamente fondamentale che si riesca a risolvere la controversia”: “E’ interesse primario per l’Italia e la Spagna. Abbiamo voluto dare un messaggio forte che penso arriverà a Panama: è molto importante una soluzione rapida, giusta ed equa. Noi questo ci aspettiamo, i nostri ministri operando congiuntamente”, aveva detto Letta in conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo.

Redazione

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(2010)