Corte dei Conti contro le agenzie di rating: chiesto risarcimento da 234 miliardi

La sede di Standard & Poor's (EMMANUEL DUNAND/AFP/GettyImages)
La sede di Standard & Poor’s (EMMANUEL DUNAND/AFP/GettyImages)

Arriva l’offensiva della Corte dei Conti italiana contro le tre principali agenzie di rating internazionali, Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch, per il pesante declassamento dell’Italia nel 2011, nel mezzo della tempesta finanziaria che si abbatté sull’Europa. La Corte ha chiesto alle tre agenzie un risarcimento da 234 miliardi di euro. La causa per la richiesta di danni sarebbe motivata dall’errore fatto dalle tre agenzie nel valutare l’affidabilità creditizia dell’Italia, quindi le sue risorse e la sua ricchezza, senza tenere conto dell'”alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese, che universalmente riconosciuto rappresenta la base della sua forza economica“. Così è quanto sarebbe scritto nella citazione in giudizio rivelata da Standard and Poor’s al Financial Times, che ha riportato la notizia ieri sera, nell’edizione online. Notizia che è stata poi ripresa dai giornali italiani.

Standard and Poor’s e Moody’s hanno definito la causa poco seria e senza merito, come riporta il Corriere della Sera. Mentre Fitch ha fatto sapere che collaborerà con la magistratura italiana. “Capiamo le preoccupazioni del tribunale, ma crediamo di avere operato sempre in maniera corretta e nel pieno rispetto della legge”, fanno sapere da S&P. Intanto, i legali delle tre agenzie affilano le armi per far far dichiarare la illegittimità dell’azione giudiziaria. La battaglia si preannuncia durissima.

La ricchezza dell’Italia che gli analisti di Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch non avrebbero considerato nelle loro valutazioni sull’affidabilità del nostro debito sovrano è composta di quei beni immateriali che da sempre distinguono il nostro Paese nel mondo: beni architettonici e storici, capolavori dell’arte, ma anche opere letterarie e film (tanto che il Financial Times cita nel suo articolo “La dolce vita” di Fellini). Un patrimonio immenso, accumulato in millenni.

Nel 2011, la drammatica crisi finanziaria con la vertiginosa salita dello spread tra titoli di stato italiani e tedeschi, con il pesante declassamento del rating sul debito sovrano dell’Italia, che toccò quasi il livello “spazzatura”, portò alla caduta del governo Berlusconi a novembre e all’avvento del governo di Mario Monti che introdusse nel Paese dure misure economiche di emergenza. Nonostante le agenzie di rating siano soggetti privati, dunque, il loro giudizio incide fortemente sul debito pubblico e la stabilità finanziaria di un Paese.

Anche l’amministrazione Obama ha citato in giudizio per danni Standard and Poor’s proprio un anno fa.

Redazione