Omicidio Meredith, Sollecito: “Accuse ricercate ogni volta con moventi diversi”

Raffaele Sollecito (Getty images)
Raffaele Sollecito (Getty images)

Lo sconcerto si confonde con il senso di paura derivato dal sentimento di sentirsi vittima di una ingiustizia: è questo lo stato di animo di Raffaele Sollecito che all’Ansa ha rilasciato un commento sulla sentenza di condanna a 26 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher.
“Sto cercando, visto che non ho più gettoni a livello di giudizi, in qualche maniera, di fare capire a tutti qual è la tragedia e qual è l’ingiustizia che sto affrontando in questo momento che alla fine può capitare a tutti”, ha detto Sollecito soffermandosi sul fatto che “questo pressappochismo, questi errori che si rincorrono l’uno nell’altro fino al punto di distruggere la mia vita possono capitare a tutti gli italiani in un sistema che ha questo tipo di falle”.

Il giovane spiega il senso di disorientamento ricordando come in realtà lui abbia collaborato fin dall’inizio con le forze dell’ordine: “Il fatto che loro mi accusano e creano, ogni volta un movente diverso e cercano di pensarmi nel delitto a prescindere, soltanto perchè ero il fidanzato di Amanda, fino al punto di portare avanti processi e condanne da sei anni a questa parte, è molto preoccupante visto che, comune sia, ho avuto il senso civico di allertare i carabinieri, di mettermi a disposizione e ho fatto anche la grande e forte scelta, che per me ha un grande valore, di affrontare direttamente questa situazione senza nascondermi.

“Tutte queste scelte che ho fatto addirittura sembra non abbiano avuto alcun valore- prosegue Sollecito- In particolare, per la Corte di Firenze. Per me è abbastanza sconcertante pur avendo fatto largamente capire che contro di me non esiste nulla se non il fatto che ero l’ex fidanzato di Amanda. Il che è tutto dire”.

Redazione

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