Immigrazione Svizzera: Fuori gli italiani “topi” del Canton Ticino. Reagisce la Lega Nord

Referendum Svizzera (Getty Images)
Referendum Svizzera (Getty Images)

Il voto dei cittadini svizzeri  in merito al referendum sull’immigrazione ha aizzato i commenti della Lega Nord. A preoccupare il partito è soprattutto la situazione delicata dei lavoratori frontalieri italiani che si recano in Svizzara per lavorare dalle zone di Varese e di Sondrio. Con l’introduzione della normativa vagliata ieri dai residenti svizzeri anche per questa categoria sarà istituto un tetto e si farà molto più complesso poter accedere a una posizione lavorativa nel florido paese confinante.

Ed è proprio il Canton Ticino, quello in cui  gli italiani che si recano a lavorare sono a volte descritti come “topi” dai locali che avallano la filosofia razzista del Unione democratica di centro promotrice del referendum, la zona in cui l’iniziativa di voto ha riscosso più successo e più forte si è dimostrata la volontà di tenere fuori dai confini nazionali coloro che dai paesi limitrofi (in questo caso l’Italia) si recano in Svizzera per cercare fortuna.

A questo proposito, prima della data del referendum, Roberto Maroni era sorprendentemente passato dall’altra parte della barricata rispetto a quella che generalmente gli compete a livello nazionale ed aveva risposto alla retorica razzista avallata dai promotori dell’iniziativa che avevano riportato in auge il paragone tra italiani e roditori per spingere gli elettori verso il Sì: “Gli svizzeri  non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi, sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata, si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là, non so cosa potrebbe accadere”.

Oggi, dopo il risultato, il governatore lombardo tenta di salvaguardare i lavoratori frontalieri che potrebbero risentire della vicenda: “Nelle zone di confine esistono sempre alcuni problemi che dipendono dalla diversità dei due sistemi. Per questo, voglio chiedere a Letta l’istituzione di una fascia di confine, come già avviene per i prezzi dei carburanti, in cui la tassazione sia allineata a quella Svizzera”.

Molto più semplice la reazione del segretario della Lega, Matteo Salvini, il quale ha detto: “Dovremmo prendere esempio dagli svizzeri e chiudere le porte”. Chissà se i lavoratori frontalieri italiani gradiranno.

 

Redazione online