Consultazioni: verso l’incarico a Renzi. La Lega Nord diserta

Giorgio Napolitano (Getty IMages)
Giorgio Napolitano (Getty IMages)

In seguito alle dimissioni irrevocabili del presidente del Consiglio Enrico Letta, sfiduciato dalla direzione del suo stesso partito, sono in corso da ieri al Quirinale le consultazioni del Capo dello Stato Napolitano con i partiti. Alcuni, tuttavia, hanno deciso di non salire al Colle: dopo il Movimento 5 Stelle, è arrivato il rifiuto della Lega Nord. Mentre Fratelli d’Italia parteciperà solo per rispetto istituzionale. E’ forte la contestazione delle opposizioni nei confronti del Partito Democratico e in particolare verso il segretario Matteo Renzi, il quale, tuttavia, si appresta a diventare il nuovo Presidente del Consiglio incaricato, con già una squadra di governo in tasca, o comunque soltanto da definire.

Il principale motivo di contestazione sta nel fatto che la crisi di governo, apertasi ufficialmente con le dimissioni di Letta, non avrà alcun passaggio parlamentare, ovvero il presidente dimissionario non andrà alle Camere per essere sfiduciato, o eventualmente riconfermato, da deputati e senatori. Una decisione dettata dalla fretta e concordata tra Napolitano e Letta, che però ha mandato su tutte le furie le opposizioni, oltre a suscitare un certo malcontento tra gli elettori.

Ieri, nel dare comunicazione delle dimissioni di Letta nelle mani del Capo dello Stato, il segretario generale del Quirinale Donato Marra ha detto: “Essendogli venuto meno il determinante sostegno della principale componente della maggioranza di governo, il presidente del Consiglio ritiene che un formale passaggio parlamentare non potrebbe indurlo a soprassedere dalle dimissioni”. “Anche perché egli non sarebbe comunque disponibile a presiedere governi sostenuti da maggioranza diverse”, è la spiegazione. Infatti, se Letta si presentasse alle Camere per essere sfiduciato, o in alternativa confermato nel suo incarico, c’è il rischio di una spaccatura all’interno del Partito democratico, tra coloro che voterebbero la sfiducia al premier, in ossequio alla decisione della direzione del partito, e coloro che invece potrebbero riconfermarlo nell’incarico, sostenuti questa volta da Forza Italia, che potrebbe tornare nuovamente alla maggioranza di governo votando al fiducia. In questo modo Silvio Berlusconi si ritroverebbe al centro della scena politica. Una situazione intricata che evidentemente sia Napolitano che Letta hanno voluto evitare. Il segretario del Quirinale ha spiegato che “il Parlamento potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare fiducia al nuovo governo”.

Valeria Bellagamba