Genova, il racconto del clochard bastonato: “Io proteggevo mia moglie, loro picchiavano”

Clochard (getty images)
Clochard (getty images)

Notte drammatica, da cancellare dalla mente per Bobak Yan, il clochard preso a bastonate a Genova insieme a sua moglie lo scorso 25 gennaio. Il sito on line del corriere della arra riporta oggi il racconto del trentenne: “Stavo dormendo con mia moglie Alice. Verso le quattro del mattino ho sentito dei colpi molto forti sulla tenda che si è rotta. Hanno iniziato a picchiarci con i bastoni e io ho cercato di riparare Alice ma le ha prese anche lei. Quando mi sono alzato erano già scappati. Alice era tutta viola, poverina”.

Il massacro è accaduto sotto i portici di piazza Piccapietra, centro nel centro del capoluogo ligure.  Un vero  raid da «Arancia meccanica» , racconta il corriere.it. Quattro picchiatori che massacrano a sprangate due coppie di clochard, tutti slovacchi di Rimavská Sobota, tutti in Italia a cercare una vita nuova.

 

Un video ripreso dalle telecamere di un negozio che riprende un minuto di violenza inaudita. “Si vedono i cartoni delle loro case – continua il corriere.it- si vedono le coperte, i piumoni. E si vedono spuntare quattro figure sinistre, nere e incappucciate. Hanno i guanti, hanno i bastoni e si muovono nel silenzio della notte genovese senza aprire bocca”.

“Non hanno detto una parola, picchiavano e basta”, dice ora Bobak che è uscito malconcio da quel pestaggio, con una placca di metallo nella testa. Il più robusto dei quattro si dirige su Jonas Koloman, suo cognato, e sulla moglie Susanna (Jonas è fratello di Alice), cinquantenni che vivono da artisti di strada. Lui fa il mimo e suona la chitarra, lei raccoglie le offerte con il cappello. Li bastonano con forza. “A Jonas hanno rotto la mano e forse non potrà più suonare. È preoccupato perché ora non sa come guadagnarsi da vivere”. Jonas è un marcantonio di un metro e novanta e a picchiarlo è stato l’incappucciato più robusto. Cosa che ha portato gli inquirenti a pensare a una spedizione punitiva mirata”.

Nel frattempo il procuratore di Genova, Michele Di Lecce,  ha dichiarato: “Non sappiamo ancora esattamente quale sia stato il movente ma dagli elementi raccolti direi che si sta allontanando l’azione di un gruppo xenofobo”. Ci sono alcuni iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di tentato omicidio. Si tratta di giovani italiani, uno con un precedente per ricettazione che nel profilo Facebook sventola la bandiera della Sampdoria. Gli uomini della Mobile stanno verificando il traffico telefonico e attendono i risultati del Dna su un passamontagna trovato vicino al luogo del pestaggio.
I quattro clochard slovacchi sono stati ospitati da una parrocchia del centro: “Vorrei ringraziare tutte queste brave persone che ci stanno aiutando, il parroco, i volontari di Sant’Egidio, Maurizio, la Caritas. Però noi abbiamo un grosso problema adesso: non sappiamo più cosa fare e dove andare per non incontrare queste persone. Jonas non può fare nemmeno il mimo, le mogli sono spaventate e a me gira tanto la testa. A fine marzo ci scade anche il permesso di soggiorno, vedremo se tornare in patria ma lì è anche peggio”.

 

Redazione online