I Papaboys si schierano contro Rufus, il ‘Messiah Gay’ a Sanremo

Rufus Wainwright (Ian Gavan/Getty Images)
Rufus Wainwright (Ian Gavan/Getty Images)

Il noto musicista americano Rufus Wainwright ha fatto infuriare l’opinione pubblica, soprattutto le associazioni cattoliche che contestano il suo brano dal titolo esplicito ‘Messiah gay’. Nel testo si mescola battesimo e liquido seminale e si aspetta un Messia gay. Gli organizzatori del festival di Sanremo, finiti nell’occhio del ciclone per aver invitato il musicista, hanno spiegato in un comunicato di averlo invitato proprio per il suo pop raffinato. Domani dovrebbe partire un picchetto di protesta dalle 13 alle 14 di fronte alla Sede Rai di Viale Mazzini 14. Alla guida dei manifestanti ci sono i Papaboys, organizzatori dell’iniziativa.

Si chiede l’intervento dei vertici della Rai, in particolare della Presidente Tarantola, che si dichiara di fede cattolica. Così scrivono sulla loro pagina ufficiale i Papaboys: “Il dissenso non parte solo per le offese alla religione e a Gesù Cristo, ma anche per la violazione delle leggi. Nei paesi islamici la blasfemia è punita con la morte. Pensate solo per un istante, se Rufus, parlava nelle sue canzoni di Maometto. I politici per primi avrebbero a voce alta protestato. Le prime pagine dei giornali più importanti sarebbero state riempite da altisonanti articoli in difesa della libertà religiosa. Siccome, in questo caso si parla di Cristianesimo, allora tutto è normale, anzi legittimo. Tra i vari commenti giunti, una piccolissima parte ha attaccato i cattolici con il solito ritornello: “siete retrogradi, oscurantisti, mangia soldi, disgraziati, limitate la libertà degli altri…”.

Redazione