Svizzera. Blocher duro con l’UE: “Vogliamo rimanere indipendenti”

Christoph Blocher (Getty Images)
Christoph Blocher (Getty Images)

E’ stato uno dei promotori del referendum per l’istituzione di un tetto sull’immigrazione e guida da leader il partito che ha avanzato la proposta, l’UDC. Christoph Blocher ha parlato oggi al Corriere del Ticino, una delle maggiori testate del cantone svizzero in cui il referendum ha avuto più successo.Soddisfatto per quanto successo domenica 9 febbraio, il politico ha aspramente ribattuto alle critiche giunte da parte dell’Unione Europea e di alcuni stati membri a seguito del referendum.

“Per troppo tempo sia l’UE che la maggioranza della classe politica svizzera hanno creduto che in un modo o nell’altro noi fossimo membri dell’Unione europea e dovessimo quindi subirne i diktat. Adesso è chiaro che siamo uno Stato sovrano e che non intendiamo subire regole che creano un sacco di problemi: esse valgono per chi ne fa parte ma non per noi. Per come si è andata sviluppando, l’UE che esiste oggi è una costruzione intellettuale e calata dall’alto, incompatibile con la natura stessa della democrazia elvetica. Una costruzione costruita a tavolino che non tiene conto della realtà: delle differenze di cultura politica, di modi di pensare e di evoluzione storica dei Paesi che la compongono.”, ha affermato Blocher in relazione al ruolo della Svizzera in relazione all’Unione.

Blocher ha poi ravvisato due ordini di problemi relativi all’assetto che si è data in questi anni la comunità europea: “L’UE paga due errori. Anzitutto l’Euro, un’operazione politica e non economica creata in modo velleitario nell’illusione che avrebbe risolto i problemi, mentre invece ne ha creati. La realtà è che per i greci e gli italiani l’Euro è troppo caro mentre per i tedeschi è troppo scadente. La moneta non riesce più ad adattarsi all’economia e il debito esplode, costringendo tutti a una tremenda operazione salvataggio nella speranza di evitare la bancarotta. Il secondo problema è la libera circolazione delle persone. Un principio che è valido solo per uno Stato ma è inapplicabile fra Stati. L’UE vuole essere sempre di più uno Stato. Ma noi vogliamo rimanere indipendenti. Le conseguenze negative della libera circolazione delle persone sarebbero state sempre più intollerabili per il nostro Paese”.

“A Bruxelles credono – così si deduce dalle loro recenti dichiarazioni – che noi siamo parte del mercato unico e probabilmente qualcuno a Berna gliel’ha lasciato credere. Qui sta l’equivoco che occorre chiarire. La Commissione europea ha dichiarato anzitutto che la Svizzera deve mantenere i propri impegni e noi lo faremo, anche per quanto concerne la libera circolazione delle persone. L’accordo contiene clausole che permettono una revisione in caso di difficoltà gravi e noi le invocheremo. Se non troviamo un’intesa, denunceremo l’accordo in modo conforme al diritto. Ma noi non siamo membri del mercato unico e non siamo quindi tenuti ad applicare le quattro libertà”, ha continuato Blocher sul tema della libera circolazione tocca direttamente istituendo un limite di immigrati ai quali, sulla base delle nuove normative, sarà consentito rimanere in territorio elvetico.

 

Redazione online