Dati Istat prezzi al consumo: critiche dalle associazioni di consumatori

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Soldi (Getty Images)

 

In una nota congiunta, Adusbef e Federconsumatori, associazioni a tutela dei diritti degli consumatori, hanno diffuso le notizie apparentemente rassicuranti fornite da Istat sul tasso di inflazione nel nostro Paese. I dati, avvertono le due associazioni, nascondono delle insidie: “L’inflazione a gennaio, secondo i dati diffusi oggi da Istat, si attesta allo 0,7%, valore che, a detta dello stesso Istituto, risulta il più basso da oltre quattro anni.Si attesterebbe invece all’1,2% il tasso relativo al cosiddetto ‘carrello della spesa’, che contiene i prodotti a più alta frequenza di acquisto. Seppure ancora sottostimati, tali aumenti comportano su base annua un aggravio di +368 euro annui per una famiglia composta da tre persone. In ogni caso un aumento simile dei prezzi si conferma inammissibile e del tutto ingiustificato, a maggior ragione se si osserva l’andamento dei consumi nel corso degli ultimi anni. Secondo quanto rilevato dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – la contrazione dei consumi è stata del -4,7% nel 2012, del -3,4% nel 2013, mentre nel 2014 si prevede da parte dello stesso Osservatorio un’ulteriore frenata del -1,1%.Nell’ultimo triennio, così, la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà un livello drammatico, pari a -9,2%. Una diminuzione impressionante, che equivale ad una caduta della spesa di queste ultime di circa 65,4 miliardi di euro”.

Le due associazioni sottolineano, quindi, l’enorme contraddizione che sussiste tra il calo dei consumi e l’aumento dei prezzi del “paniere” tipico degli italiani, che non farà altro che provocare ulteriori contrazioni negli acquisti.

Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef, proseguono nella nota domandando un intervento forte e mirato da parte della politica: “È necessario che il Governo intervenga con la massima urgenza per fronteggiare una situazione divenuta ormai insostenibile per le famiglie e per l’intera economia. La continua diminuzione dei consumi, accelerata dall’aumento dei prezzi, continua infatti ad alimentare crisi, fallimenti, disoccupazione e cassa integrazione. È indispensabile che il Governo avvii un intervento mirato al rilancio immediato del potere di acquisto delle famiglie ed alla ripresa dell’occupazione, in particolar modo quella giovanile. Bisogna vincolare a tale scopo tutti i ricavi derivanti da tagli a sprechi, inefficienze e privilegi, nonchè quelli scaturiti da una seria e attenta lotta alla evasione fiscale. Inoltre è necessaria una seria azione di controllo e di contrasto alle speculazioni in atto sulle filiere produttive, che continuano a determinare aggravi immotivati, dannosi per l’intera economia”.

A fare da eco alle due associazioni di categoria è anche la Confederazione Italiana Agricoltori, che ha commentato con una nota i prezzi al consumo diffusi dall’Istat e ribadito un semplice concetto: “L’inflazione rimane ferma ma questo non vuol dire che i consumi ripartono. Anzi, il tasso resta così basso anche a causa di una domanda interna molto debole, con gli italiani costretti a una feroce ‘spending review’ perfino sul cibo, che ha portato nel 2013 a un crollo del 4 per cento della spesa alimentare pari a meno 2,5 miliardi di euro. A determinare la stabilità dell’inflazione – sottolinea la Cia – ha contribuito la frenata delle dinamiche inflazionistiche di molti prodotti, in particolare quelli energetici, mentre sono cresciuti dello 0,4 per cento (+1,3 per cento su base annua) i prezzi dei prodotti alimentari, trascinati in alto dal rialzo super dei vegetali freschi, che toccano +4,6 per cento a livello congiunturale, pagando gli effetti della lunga ondata di maltempo che va a incidere sui listini stagionali. Nonostante i prezzi fermi, comunque, i consumatori restano così attenti al risparmio che oggi quasi due famiglie su cinque tornano a fare la ‘scorta alimentare’ come ai tempi di guerra”.

 

Redazione