Grillo, #spaghettigovern: l’amara constatazione della decadenza dei Palazzi del Governo

#spaghettigovern (screen shot blog di Beppe Grillo)
#spaghettigovern (screen shot blog di Beppe Grillo)

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, pubblica oggi un post pubblicato sul suo blog intitolato “Gli ultimi giorni di Cinecittà #spaghettigovern” in cui propone un’amara lettura metaforica delle vicende politiche e un’immagine della formazione del nuovo governo che sembra più la rappresentazione di un far west decadente dove i palazzi del Governo incarnano il set di un film già visto.

“Questi giorni sembrano gli Ultimi giorni di Cinecittà, una versione sordida e surreale degli Ultimi giorni di Pompei”, esordisce Grillo offrendo un bel paragone con la realtà cinemtografica e storica propria della nostra cultura rilanciando che questi giorni sembrano “una recita da spaghetti western all’amatriciana tra palazzi di cartone tirati su in qualche modo”.

Insomma, l’immagine di una Roma immobile in attesa di qualcosa e che culmina con il giuramento dei nuovi ministri al Quirnale questa mattina: “Una città fantasma, una ghost city polverosa, un continuo andare e venire tra palazzi di cui si vede e rivede la facciata dietro alla quale non c’è nulla”.

Per Grillo il nuovo affondo consiste nel non vedere una reazione da parte di chi Governa che non concede riposte alla popolazione. Grillo immagina un western con il quale metaforicamente racchiude il senso dell’andirivieni di questi giorni del presidente del Consiglio Matteo Renzi alle prese con gli incontri con i partiti della maggioranza e alla formazione del nuovo governo.

Ma per Grillo si tratta di “un film di serie B, ma molto costoso, fatto con i nostri soldi, che si sposta di telegiornale in telegiornale da Palazzo Madama, al Quirinale dove vigila l’Uomo del Colle, da Palazzo Grazioli al Viminale a Palazzo Chigi con qualche deviazione al Nazareno”.

Tanto che se da una parte i palazzi del Governo incarnavano le istituzioni dove un tempo “dietro a edifici così austeri, ripieni di storia patria, dove si immagina l’aleggiare di un Giolitti o un De Gasperi” adesso sebbene “qualcuno opera per la Nazione, per la stabilità e la governabilità” c’è la volontà di farli diventare “familiari come l’ingresso di casa nostra” che “ci accompagnano da mattina a sera e ci infondono sicurezza”.

Tuttavia, “non luoghi” sono diventati un po’ “un grande fratello” sterile dove non si può neanche più stabilire un’opposizione, una lotta. Infatti, come diceva il sociologo Jean Baudrillard parlando dei reality, sottolineava che nei reality vi era il vuoto dell’esistenza quotidiana.

Infatti, per Grillo “se qualche cittadino si azzardasse a suonare il campanello e ad entrare troverebbe solo la stabilità dei Boot Hill, delle colline degli stivali, i cimiteri del West”.
E questi luoghi del potere sono diventati “i Palazzi di Cartone che hanno sostituito il Palazzo di Pasolini” quando “allora nel Palazzo c’era l’antagonista, il nemico, insomma qualcuno da combattere, oggi, dietro ai portoni, c’è il vuoto”.
Pier Paolo Pasolini sottolineava la separazione tra due realtà: “Fuori dal Palazzo, un Paese di cinquanta milioni di abitanti sta subendo la più profonda mutazione culturale della sua storia (coincidendo con la sua prima vera unificazione: mutazione che per ora lo degrada e lo deturpa”.

Grillo si chiede “come sconfiggere il vuoto?” e immagina un po’ come Don Chisciotte che combatte contro i mulini al vento: infatti, per Grillo, “rischi di mulinare pugni nell’aria. Di fare la figura del pazzo, della voce che grida nel deserto. Di fronte ad ogni palazzo c’è immancabile una folla di comparse sottopagate che rincorrono dei presunti attori che declamano la loro recita quotidiana”.

Il leader cinque stelle conclude che il panorama è “un copione che non cambia mai, sempre le stesse parole, del resto gli attori sono quello che sono, dei poveri figuranti della Bce, del FMI e di Confindustria oltre che di qualche ras nazionale, non certo dei Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco“.
Infine, Grillo sottolinea con un tono di rammarico che “basterebbe un soffio di democrazia per fare venire giù tutto”.

Redazione