Legge elettorale: no alle preferenze, sì a liste bloccate. La Camera approva

L'Aula della Camera dei Deputati (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
L’Aula della Camera dei Deputati (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

E’ atteso per questa mattina il voto finale della Camera dei Deputati sulla legge elettorale, l’Italicum scaturito dall’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. L’iter della legge è diventato più complicato di quanto si aspettasse lo stesso Renzi, che aveva annunciato l’approvazione della legge entro febbraio, mentre siamo quasi a metà marzo e nessuna delle due Camere ha ancora espresso il suo voto finale.

Momenti di tensione si sono registrati negli ultimi giorni sia nell’Aula di Montecitorio, con la protesta delle deputate contro la mancata approvazione degli emendamenti sulla parità di genere, che nelle stanze del Partito Democratico, dove si sono registrati parecchi malumori e mal di pancia per alcune norme che ai parlamentari di Renzi non sono proprio andate giù, tanto che il segretario del Pd ha dovuto richiamare all’ordine i suoi. “Se qualcuno non vuole votare oggi lo deve spiegare bene fuori da qui – ha avvertito Renzi -. Vi chiedo, come Pd, di chiudere oggi o questo ricadrà su di noi“. La minoranza del partito tuttavia non demorde, e mentre Stefano Fassina e Gianni Cuperlo definiscono una “ferita” la divisione che si è creata nel partito, l’ex segretario Pier Luigi Bersani ha ammonito: “Al Senato dovrà essere cambiato qualcosa. Capisco gli accordi e che Berlusconi sia affezionato ad alcuni punti, ma dovrà farsene una ragione pure lui”. Intanto, Rosy Bindi ha annunciato che voterà contro la legge.

Tra gli emendamenti approvati ieri ci sono quelli sulle soglie di sbarramento, il premio di maggioranza e gli algoritmi per l’attribuzione dei seggi. L’Aula di Montecitorio ha poi respinto l’emendamento per la reintroduzione delle preferenze, anche se per soli 35 voti: con 299 no contro 264 sì. Respinto per un soffio, per soli 20 voti, anche quello che prevedeva la doppia preferenza di genere.

Come nella precedente legge elettorale (cosiddetta Porcellum), prima che venisse dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, anche l’Italicum avrà le liste bloccate, seppure con un numero di candidati inferiori (cirscostanza che ha fatto parlare di listino bloccato). Le candidature fisse, scelte dai partiti, erano state imposte da Berlusconi nell’accordo con Renzi, mentre nel Pd diversi esponenti avrebbero preferito l’introduzione delle preferenze. La soluzione era stata dunque accettata come compromesso.

Intanto in Aula a Montecitorio sono iniziate le dichiarazioni di voto. L’onorevole Pisicchio del Centro Democratico ha annunciato il voto contrario. Anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, molto critica sull’assenza delle preferenze, e Lorenzo Dellai di Popolari per l’Italia hanno contestato la nuova legge, dichiarando il loro voto contrario. Anche Renato Balduzzi di Scelta Civica, che pure fa parte della maggioranza di governo, ha sollevato le criticità dell’Italicum, annunciando l’astensione. Critiche anche da Gennaro Migliore di Sel, con i deputati del partito che hanno esposto alcune copie della Costituzione. La presidente Laura Boldrini ha richiamato all’ordine i colleghi di Sel.

Nunzia De Girolamo, che ha parlato per il Nuovo Centrodestra, ha annunciato che il suo partito voterà a favore della legge elettorale, ma la “nostra fiducia” al premier Matteo Renzi sulla legge, ha precisato, è “collegata al suo impegno a riparare al Senato le incongruenze“. “Il bicchiere mezzo vuoto” della legge, ha continuato la capogruppo alla Camera del Ncd, “riguarda l’assenza del ricorso a preferenze per scegliere i parlamentari” e, per questo “ci auguriamo delle modifiche al Senato”. “Con le preferenze, anche le questioni di genere avrebbero trovato una soluzione dinamica e positiva”, ha aggiunto. “Occorrono alcune correzioni come una clausola di salvaguardia che riduca alcuni eccessi di disproporzionalità altrimenti c’è un enorme vizio di incostituzionalità”, ha detto ancora De Girolamo. “Ci attendiamo uno scatto di reni da Renzi nei giorni del passaggio al Senato per delle modifiche che restituiscano dignità all’ intero pacchetto”, ha concluso il suo intervento l’esponente del Ncd. Di tutto altro avviso, invece, l’intervento di Forza Italia, che ha chiesto che il provvedimento non venga cambiato di una virgola in Senato, rispettando l’accordo raggiunto con Berlusconi. Forza Italia voterà a favore del testo di legge, ma non accetterà altri compromessi al ribasso, come ha dichiarato l’esponente Massimo Parisi. “Questa legge avrà il nostro voto – ha detto Parisi – anche tenendo in considerazione un duplice gesto di coraggio, quello di Matteo Renzi che ha voluto incontrare Silvio Berlusconi e quello del cavaliere che ha accettato di entrare nella sede del Pd per raggiungere un accordo”.

Inevitabile il duro intervento del Movimento 5 Stelle, con il deputato Danilo Toninelli che, nel comunicare il no del suo gruppo, ha definito “un’orrenda schifezza” la legge elettorale “voluta da Renzi, Alfano e Berlusconi”. “Fa male al paese e peggiora il livello della democrazia”, ha detto. “È una legge incostituzionale perché ha un premio di maggioranza abnorme – ha spiegato -. Questa è la dittatura di un capo è l’omicidio della democrazia. Noi vogliamo un parlamento dove i parlamentari sono liberi e autonomi: a noi non serve la dittatura, ma la partecipazione di tutti, voi volete sudditi ignoranti da poter manipolare a vostro piacimento”, ha accusato. “Questo sistema democratico non funziona – ha proseguito il deputato del M5S -, il ruolo cittadino è troppo debole, il cittadino è diventato inerme vittima”. “Assieme al porcellum  siete stati cancellati dalla Corte (Costituzionale, ndr) ma non lo volete ammettere, violate le regole e create un superporcellum, o pregiudicatellum, una legge peggiore della recente, dove i cittadini valgono zero e il voto delle persone è inutile”, ha concluso il suo intervento Toninelli.

Per ultimo ha parlato Roberto Speranza per il Pd, annunciando anche lui il voto a favore dell’Italicum, ma promettendo correzioni in Senato. “Sulla questione di genere c’è bisogno di fare chiarezza – ha spiegato Speranza -, è un problema di civiltà e per il Pd questa sarà la priorità assoluta nel nostro passaggio al Senato e non consentiremo che nessun accordo ci fermi. Con questo voto vogliamo dimostrare che facciamo sul serio”, ha concluso.

La legge è stata infine approvata con 365 voti a favore e 156 contrari; gli astenuti sono stati 40. Il testo passa ora al Senato.

Dopo l’approvazione della legge c’è stata la protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle che hanno esposto alcuni cartelli con le foto affiancate di Renzi e Berlusconi e un cuore rosso al centro: “Renzi-Berlusconi. Profonda sintonia”, si leggeva nei cartelli con ironico riferimento alle parole pronunciate da Renzi dopo il raggiungimento dell’accordo con Berlusconi sull’Italicum, quando si incontrarono nella sede del Pd a Roma. Sotto le foto proseguiva la scritta: “Condannati all’amore”. La Boldrini ha fatto rimuovere i cartelli.

Redazione