Financial Times: Renzi, “un giovane che va di corsa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:04
Matteo Renzi in conferenza stampa dopo il CdM di ieri (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi in conferenza stampa dopo il CdM di ieri (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Dopo gli elogi dei media esteri all’indomani della sua nomina con tanto di pareri favorevoli espressi nei riguardi di un giovane premier alla guida di un governo italiano, per cui si sottolineava uno svecchiamento della cosiddetta “casta” politica anche sul piano dell’immagine, il presidente del Consiglio Matteo Renzi è continuamente messo sotto ai riflettori. Infatti, dopo l’annuncio del piano del governo Renzi, il Financial Times scrisse che “la medicina di Matteo Renzi non curerà l’Italia”.
Ma all’indomani dell’incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il quotidiano Financial Times dedica un altro articolo a Renzi intitolato “Un giovane che va di corsa” proponendo un’analisi degli sviluppi delle azioni del giovane premier sottolineando come la fiducia degli italiani si mescoli alla speranza: “Dopo tre primi ministri nell’arco di due anni, gli italiani si trovano a che fare con il nuovo arrivato, e il 39enne Matteo Renzi sta vivendo una luna di miele. L’umore, almeno a Roma, è soprendentemente ottimista. Al momento, molti italiani sembrano disposti a concedere all’ex sindaco di Firenze il beneficio del dubbio”.
Il quotidiano cita un sondaggio dell’istituto Ixe che vede il 67% degli italiani “soddistatti” del programma economico dei “100 giorni”.

“Parte della spiegazione sta nella disperata speranza di una svolta dopo il fallimento”, sottolinea il Ft evidenziando la forte recessione economica e la crisi occupazionale in Italia.
Il quotidiano spiega come le azioni di Renzi siano “in contrasto” con il programma di Elsa Fornero che con la sua riforma delle pensione provocò un bagno di lacrime.
Per il quotidiano Renzi “proietta il fiducioso entusiasmo di un uomo che va di corsa” in quanto il premier ha promesso un “cambiamento radicale”.

Il Ft sottolinea il rifiuto di Renzi di negoziare a lungo con i sindacati e la Confindustria e conclude il quotidiano al di là dell’immagine da “demolition man”, questa “decisione riflette anche la diminuita influenza sia delle lobby sindacali che di quelle industriali”.

Redazione