Renzi alla Camera: L’Italia deve cambiare se stessa per cambiare l’Europa

Matteo Renzi (Franco Origlia/Getty Images)
Matteo Renzi (Franco Origlia/Getty Images)

Il premier Matteo Renzi ha riferito oggi alla Camera dei Deputati in relazione al vertice UE che si terrà domani a Bruxelles. “Credo che sia utile da parte mia pensare di proporre il punto di vista del governo italiano e ascoltare le valutazioni del Parlamento”, così ha esordito l,’ex sindaco di Firenze.

Renzi ha voluto citare alcuni stralci di una conversazione avuto con l’ex presidente del Brasile Lula, invitato a Palazzo Chigi e dal presidente del Consiglio preso a riferimento come esempio di politica virtuosa capace di offrire speranze per l’uscita dei cittadini dal giogo delle difficoltà economiche e della povertà. “Mi ha colpito una considerazione – ha detto Renzi riferendosi a quanto detto da Lula – ‘non ho mai visto l’Europa e gli stati europei così rassegnati’. Credo che chi rappresenta un paese all’interno del Consiglio europeo debba partire da questa considerazione”. […]

“Che tipo di impeto possiamo portare all’interno di un percorso che oggettivamente subisce una battuta d’arresto?” si è domandato il premier di fronte ai deputati. “Il rischio di una deriva tecnocratica e burocratica è un rischio che non avverte questo Parlamento perché c’è stata la crisi economica, ma è un rischio che è insito in chi si batte per un’EU degna di questo nome”, ha aggiunto.

Riferendosi alle elezioni europee come a un “passaggio obiettivamente importante”, il segretario del Pd ha affermato: “Possiamo parlare di crisi e competitività? Si, ma dobbiamo farlo partendo da questo. Possiamo parlare di conti? Sì, ma partendo da questo dibattito. Lottare contro un’Europa che sia semplicemente espressione della tecnocrazia e riprendere quello sguardo alto ed ideale che l’UE aveva avuto nei suoi padri fondatori”.

Vagliando il primo dei due temi che si affronteranno nel vertice di domani, Renzia ha parlato di competitività industriale: “Incentrare la discussione sul tema della competitività industriale, ma prendendo atto che in questi anni la crisi dell’Europa è sotto gli occhi di tutti e il tema della competitività non si pone solo per il nostro paese e si pone da prima che ci fosse la crisi del 2008”. “Dobbiamo fare il passaggio su competitività – ha continuato –  avendo chiaro che la cornice internazionale in cui ci muoviamo ha bisogno di un’Europa che torni a fare la sua parte. Il tema sarò inserito all’interno del progetto sul rinascimento industriale europeo, ma che pone per la prima volta un’interessante innovazione di metodo: vede per la prima volta la competitività industriale in una cornice che comprende l’energia e l’occupazione”.

Sotto questo punto di vista l’Expo milanese del 2015 dovrebbe essere un’ “occasione di valorizzazione delle specificità italiane”. In merito ad altre iniziative, questo l’annuncio di Renzi su quanto concordato con Hollande e Merkel:  “Sui temi degli obiettivi che ci siamo dati rispetto a clima ed energia: una parte dei paesi europei perplessi sul raggiungimento dei target. Sarà importante utilizzare il semestre per appuntamenti specifici e settoriali, utilizzare il semestre imponendo alcune sfide innovative: es. organizzare ad ottobre un appuntamento sull’agenda digitale in tutti i 28 paesi”.

La questione ucraina è stata utilizzata da Renzi come esempio per parlare di una politica estera europea stabile e coerente: “Mi permetterete di sottolineare come una delle cifre del semestre europeo sia quella di tentare di affermare il valore di una politica estera europea che vada oltre la gestione delle emergenze e che sia capace di avere nel Mediterraneo il cuore della nostra azione. Il Mediterraneo deve uscire da una dimensione di frontiera per essere il centro”.

Renzi è poi tornato a parlare di Europa in relazione all’Italia e alle riforme intraprese dal governo: “Prima saremo in grado di affermare con decisione che Italia e Europa non sono due controparti ma sono sulla stessa barca, per cui o l’Italia è in grado di cambiare se stessa per dare slancio al progetto europeo, e contemporaneamente l’Europa è in grado di uscire dall’austerity per dare sostegno. O siamo in grado di tenere questi due punti qui o non c’è spazio per l’azione politica”.

“Noi abbiamo offerto un pacchetto di riforme che parte dalla riforma costituzionale e istituzionale, quella che più ha colpito i nostri partner europei. L’Italia è pronta a fare la propria parte. Come possiamo essere credibili a chiedere un’altra Europa se da trent’anni la discussione sul bicameralismo è sempre quella?”, ha proseguito.

“Se vuole essere soggetto credibile in Europa, l’Italia ha bisogno di cambiare se stessa”, ha poi affermato Renzi avviandosi verso la conclusione.

Sul finire il premier si è concentrato sul tema del lavoro riferendosi ai provvedimenti inseriti nel Jobs Act e alla spending review.”Oggi abbiamo la disoccupazione giovanile che è a livelli atroci. Questa consapevolezza deve spingere il Parlamento a una discussione sui principi. Come modifichiamo gli ammortizzatori sociali? Come diamo un assegno di disoccupazione dando garanzie anche a chi non l’ha avuta finora? Come garantiamo alle aziende di potersi sostenere?”, ha detto.

Renzi ha poi parlato di una “misura contro la corruzione” ricordando don Peppe Diana nell’anniversario della sua uccisione da parte della camorra e facendo presente che questi provvedimenti sono di natura culturale, ma anche economica “Il collegamento alla lotta alla corruzione va oltre l’aspetto economico, ma è un passaggio economico”, ha affermato.

“Non abbiamo paura a confrontarci con nessuno sui numeri, sui dati e sul rispetto dei parametri europei. sappiamo di avere una grande zavorra”, ha dichiarato Renzi collegando la mancanza di crescita all’incapacità di proporre riforme strutturali.  In relazione ai 10 miliardi che il governo ha scelto di stanziare a favore per il rilancio dell’economia, queste le parole del presidente del Consiglio: “Abbiamo deciso di prendere questi 10 miliardi.  Però questi primi 10 miliardi vogliamo darli immediatamente come detrazione a quei 10 milioni di italiani che guadagnano meno di 1.500 euro al mese. Possibilità di sostenere il mercato interno che è bloccato. Il punto centrale è che questa misura è di sostegno all’economia, e poi una misura sociale. Il terzo punto è andare a restituire un elemento di speranza e di fiducia agli italiani. Noi abbiamo una significativa parte dei nostri cittadini che hanno smesso di sperare, oltre che di spendere. Si è creato un clima di terrore attorno al nostro paese, un clima di rassegnazione, un clima in cui l’impressione è che l’Italia fosse finita”. Concludendo Renzi è voluto tornare sul ruolo della politica ed ha insistito sul tema della speranza che quest’ultima avrebbe il dovere di offrire.

Nicoletta Mandolini