Infrastrutture Lombarde, Maroni annuncia inchiesta interna. Richiesta di dimissioni da M5S

Il Pirellone (Getty Images)
Il Pirellone (Getty Images)

Prosegue lo scontro politico intorno alla vicenda Infrastrutture Lombarde e agli arresti dei giorni scorsi; ieri, nel corso della sua relazione in consiglio regionale, il governatore Roberto Maroni ha annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta interna “per accertare che non ci siano state irregolarità nei procedimenti”, sottolineando come in questa vicenda “la Regione è parte lesa”. Il presidente ha poi annunciato la pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione Lombardia di un avviso pubblico per la selezione di un nuovo direttore generale di Infrastrutture Lombarde, dopo l’arresto di Antonio Rognoni, accusato di turbativa d’asta e truffa.

Avviso pubblico che – spiega Maroni – “ho voluto per individuare il dg che intendo nominare nel più breve tempo possibile e che sarà selezionato esclusivamente tenendo presente le comprovate qualità professionali in base ai curricula”. Intanto è scontro in consiglio tra maggioranza e opposizione, con il capogruppo di Fi Claudio Pedrazzini che esorta ad “attendere condanne definitive”, mentre quello del Pd Alessandro Alfieri chiede “una commissione per far luce sulle aziende regionali, su ciò che fanno, su quanto costano, sulle modalità con cui operano e sulla trasparenza delle decisioni”.

Ha spiegato Pedrazzini: “L’intervento del presidente Maroni è stato privo di sbavature e prudente, come doveva essere. Sulla sua linea si attesta anche la nostra posizione. In un momento tanto delicato sarebbe dunque forse meglio evitare giudizi avventati”. Di parere opposto Umberto Ambrosoli, coordinatore delle opposizioni: “A Maroni è mancato il coraggio e la forza di un atto di discontinuità rispetto all’amministrazione precedente”.

Intanto, nel corso di una conferenza stampa, il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle ha chiesto le dimissioni di Maroni e del Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo. Secondo il capogruppo Giampietro Maccabiani, “è stato smascherato l’ennesimo intreccio insano tra i manager nominati dalla politica, l’istituzione Regione Lombardia e lobby come Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere e chi, come Maroni e Cattaneo, aveva il compito di assicurare il controllo politico preventivo sulla legalità e trasparenza degli appalti pubblici”.

Ha aggiunto Maccabiani: “Sono mesi che denunciamo la mancanza di controlli e di cultura della legalità in Lombardia. Zero fondi regionali per la lotta alla mafia, zero controlli sugli appalti di Expo, zero verifiche puntuali. Maroni e Cattaneo non potevano non sapere quello che stava accadendo in Infrastrutture Lombarde”. L’esponente pentastellato ha poi concluso: “Le loro dimissioni sarebbero un atto concreto per ridare dignità alle istituzioni lombarde, ancora una volta al centro degli interessi della Magistratura con il coinvolgimento diretto, per ora di dirigenti nominati dai partiti”.

Redazione online