Vescovi, pedofilia: denuncia è obbligo morale e non giuridico. Bagnasco: “Segno di rispetto per la famiglia”

Il cardinale Angelo Bagnasco (Getty Images)
Il cardinale Angelo Bagnasco (Getty Images)

La Conferenza episcopale Italiana (Cei) ha presenato ieri le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, dedicato alla lotta alla pedofilia, che era stato approvato a gennaio scorso dal Consiglio episcopale permanente e che è stato aggiornato con delle revisioni sollecitate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel testo però viene scritto che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale di contribuire al bene comune – di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

Una clausola nella quale, come scrive Repubblica.it, “i vescovi italiani dunque ribadiscono la differenza di ruoli tra autorità ecclesiastica e civile”.

“Non è assolutamente un no alla denuncia ma risponde ad un’attenzione verso le vittime, i loro sentimenti, i loro drammi interiori e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli e della famiglia”, ha commentato a margine di un convegno, il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco.

“Il Vaticano prescrive di rispettare le leggi nazionali dei singoli Paesi e sappiamo che la legge italiana non riconosce questo dovere per nessuno. Questo è un motivo che ha un suo valore ma quello più importante è il rispetto delle vittime e dei loro parenti perché non è detto che le vittime o i loro familiari vogliano presentare denuncia per ragioni personali”, spiega il Cardinal Bagnasco sottolineando che “bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione, alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere messe in piazza, brutalmente parlando. Questo è un aspetto su cui noi pastori abbiamo molto riflettuto e questa ragione ci è parsa importantissima”.

Per Bagnasco, “questa questione rientra in un contesto più ampio, in cui il punto fondamentale è la cooperazione con l’autorità giudiziaria”.
“Per noi l’obbligo morale è ben più forte e cogente dell’obbligo giuridico, ne è il presupposto e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”, precisa Bagnasco.

“E’ necessaria una coerenza sui ruoli. Il vescovo ha il dovere morale di favorire la giustizia che persegue i reati: non è il difensore d’ufficio del sacerdote eventualmente accusato. E’ un padre per tutti, soprattutto è padre di chi ha subito gli abusi. E deve agire di conseguenza, cioè prendere decisioni concrete. Ci vuole attenzione ai diritti delle vittime ma anche evitare condanne definitive”, ha detto monsignor Galantino.

Redazione