Secessionisti veneti, Faccia si dichiara “prigioniero di guerra”

Il "Tanko" sequestrato dopo il blitz del 1997 (foto pubblico dominio)
Il “Tanko” sequestrato dopo il blitz del 1997 (foto pubblico dominio)

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il leader dei cosiddetti ‘secessionisti veneti’, arrestati qualche giorno fa in un’operazione antiterrorismo dei Ros dei Carabinieri, Luigi Faccia, già in passato condannato per i fatti del maggio 1997, quando un gruppo di persone a bordo di un rudimentale blindato, ribattezzato ‘Tanko’, occuparono piazza San Marco e il campanile di San Marco issando sulla cella campanaria la bandiera della Repubblica Serenissima di Venezia.

Faccia, secondo quanto rapportato dai suoi avvocati, si sarebbe limitato a leggere poche righe: “Come responsabile del Veneto Fronte di Liberazione, servitore della Veneta Serenissima Repubblica, mi dichiaro prigioniero di guerra”. Si apprende anche che il leader secessionista si sarebbe dichiarato di nazionalità veneta, nel corso delle procedure di rito per l’identificazione che vengono compiute a inizio interrogatorio.

Anche l’ultrasettantenne Flavio Contin, già coinvolto nei fatti del 1997 e ritenuto il costruttore dei cosiddetti ‘Tanko’, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Stessa scelta compiuta da un altro degli arrestati nell’operazione, il 44enne Riccardo Lovato. Nell’inchiesta sarebbe indagato anche l’indipendentista sardo ‘Doddore’ Meloni, che si autoproclamò nel 2008 presidente della Repubblica di Maluentu, nominando ministro dell’Agricoltura uno degli arrestati nell’operazione dei giorni scorsi, Felice Pani.

Intanto, Mario Borghezio, con l’onorevole Marco Marcolin e il consigliere regionale Luca Baggio, si è recato a trovare in carcere il collega di partito Franco Rocchetta, ex sottosegretario nelle file del Carroccio, che – a dire dell’europarlamentare – “è sereno sulla sua posizione giudiziaria, è fiducioso sulla sua difesa e ha respinto la nostra disponibilità all’assistenza legale”. Borghezio ci ha tenuto a precisare poi: “Lo abbiamo incontrato nella palestra perchè la sua cella è a sei posti e lui la divide con carcerati stranieri con i quali, comunque, sta socializzando”.

Redazione online