Siria, la denuncia di Seymour Hersh: “Armi chimiche usate dai ribelli”

Seymour Hersh (Alex Wong/Getty Images)
Seymour Hersh (Alex Wong/Getty Images)

In Siria, non fu il regime di Bashar al Assad a utilizzare armi chimiche, in dotazione alla proprie truppe, ma i ribelli, con l’intenzione di ordire un complotto e costringere all’intervento militare gli Usa, con l’eventuale appoggio della Turchia: è questa la tesi sostenuta dal giornalista americano Seymour Hersh, in una nuova inchiesta sugli eventi della guerra civile siriana pubblicata in Italia sul quotidiano ‘La Repubblica’.

Secondo Hersh, premio Pulitzer nel 1970 per un’inchiesta sul massacro di My Lai, avvenuto nel marzo 1968 in Vietnam a opera delle truppe statunitensi agli ordini del tenente William Calley, gli Usa erano ben consapevoli che a usare le armi chimiche fossero i miliziani di Al Nusra, fronte ribelle considerato vicino ad Al Qaeda e inserito nella black list, col sostegno della Turchia; il primo ministro turco Erdogan intendeva infatti spingere gli americani, con una forzatura, a muovere un attacco per rovesciare il regime di Bashar al Assad.

Hersh, utilizzando fonti diplomatiche riservate, sostiene che le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte dell’ala oltranzista dei ribelli vennero supportate dall’intelligence britannico, in collaborazione con i servizi russi, e soltanto per non perdere la faccia davanti all’evidenza il presidente Usa Barack Obama, sostenitore di un attacco armato, avrebbe poi optato per una soluzione diplomatica, supportata da Mosca.

Redazione online