Osservatorio Usa: nonostante la crisi, gli italiani non rinunciano allo shopping

Negozio abbigliamento (Getty Images)
Negozio abbigliamento (Getty Images)

 

L’osservatorio su base biennale “Global Lifestyle Monitor” di Cotton Council International (ente di promozione del cotone americano, rileva gusti e preferenze di acquirenti europei su abbigliamento e biancheria per la casa, ndr) ha evidenziato, nonostante la situazione economica ancora incerta, che gli italiani rimangono tra i più grandi amanti dello shopping: il 76% ha infatti dichiarato che gli piace effettuare acquisti, mentre il 38% è un’attività che addirittura adora. In testa alle nostre spese c’è l’abbigliamento (33%), seguito dagli articoli di elettronica (24%) e dalle scarpe (14%), con il 47% degli intervistati che ha affermato di comprare qualcosa per sè almeno una volta al mese.

I tipi di negozi più frequentati per l’acquisto di indumenti sono le catene, alle quali il 25% si rivolge per la maggioranza dei capi, e i retailer specializzati (23%), ma anche le attività indipendenti, che nel nostro Paese rispetto agli altri europei hanno sempre rivestito un ruolo importante, continuano ad essere frequentate (17%), anche se in calo rispetto al passato.

Per il 25% la discriminante principale nelle scelte rimane il prezzo, il 17,5% preferisce un maggiore assortimento e il 13,4% si affida più volentieri alle offerte speciali. Ma agli sconti è emerso che quasi nessuno sa resistere, con il 96% degli italiani che almeno in qualche caso hanno comprato qualcosa con il 20% di sconto.

Il ritratto che emerge dallo studio è quello di un consumatore che acquista in modo pianificato (nel 72% dei casi) e mai d’impulso, ma senza per questo voler rinunciare alla qualità, per la quale il 60% è disposto a pagare di più.

Il 50% dei nostri concittadini, inoltre, ritiene che  viene dato un valore aggiunto ad un capo d’abbigliamento se è fatto al 100% di fibra naturale, con il cotone che viene ritenuto il migliore dal 48% degli intervistati e viene considerato di qualità dal 75,5%. Anche la durata di un capo (32%) e la manifattura (35,9%) sono dettagli fondamentali per i consumatori, che nel 63% dei casi si preoccupano di controllare il contenuto di fibra naturale. Il 77%, inoltre, controlla sempre o quasi l’etichetta di un indumento.

Per quando si smette di usare i vestiti, molti si preoccupano che finiscano in mani bisognose, donandoli in beneficenza nel 49% dei casi. Il 17,3% li fa rimanere nella cerchia di conoscenza o di parentela passandoli, il 13% li ricicla in modo creativo, il 12,4% li accumula nell’armadio e solamente il 4,3% li “spreca” nella spazzatura.

 

Redazione