A 20 anni dalla sua morte il medico dice la verità sulla sua morte

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Il suo volto, il primo maggio del 1994, straziò in mondovisione tutto il pianeta. Erano le 18.40 italiane e Maria Teresa Fiandri, Primario del reparto di Rianimazione e del 118 dell’Ospedale Maggiore di Bologna, dovette annunciare alla stampa la morte di Ayrton Senna.

A distanza di quasi vent’anni la dottoressa ricorda in un’intervista a ‘Libero Quotidiano’ quei tragici momenti che segnarono la storia dello sport mondiale e, in generale, della fine del XX secolo.

“Alle 14.17, quando Senna ebbe l’incidente al Tamburello del Gran Premio di San Marino, ero a casa. Stavo guardando la corsa in tv con i miei figli, grandi appassionati di Formula 1 – racconta -. Non ero di guardia, ma ero reperibile. Si capì subito che l’incidente era gravissimo, così mi cambiai e saltai immediatamente in macchina, ancor prima di ricevere la chiamata. Arrivai in ospedale insieme all’elicottero, quando suonò il cercapersone ero già in viaggio”.

“Presi in consegna Ayrton ventotto minuti dopo l’incidente. Era in coma molto profondo, ma aveva battito cardiaco. Non potevamo sapere quante speranze ci fossero prima di esaminare la Tac, ma che fosse molto grave era evidente. Il dottor Gordini e i medici che lo avevano soccorso al circuito lo capirono immediatamente. Una volta estratto dalla sua macchina aveva mosso la testa. A casa fu interpretato come un segno positivo, in realtà era un segnale dell’estrema gravità della situazione. La Tac poi evidenziò che le lesioni erano enormi e inoperabili. Il cervello era così danneggiato…”.

Il quadro subito lasciò poco spazio alle speranze: “Aveva perso moltissimo sangue, colpì anche noi. Era stata lesa l’arteria temporale, il taglio era molto profondo. Non so dire se fu il colpo diretto della sospensione e della gomma o il contraccolpo a causargli più danni. Il braccetto aveva causato il taglio, ma Senna aveva anche diverse fratture craniche. Quindi operammo un elettroencefalogramma”.

“Il resto del corpo era integro e non presentava altre lesioni di rilievo – prosegue nel suo ricordo la dottoressa Fiandri -. Ayrton è stato incredibilmente sfortunato, sarebbe bastato che l’impatto fosse un palmo più a destra. Mi colpì molto il fatto che, nonostante fosse un po’ gonfio per il trauma, al suo arrivo al Maggiore era bello e sereno. Fu una cosa che notò anche una persona che era accanto a me. Sembrava che ci fosse di mezzo il destino, me lo confermò quanto lessi i giorni dopo. Un destino alla fine infelice”.

La percezione fu quella di essere partecipe di un momento storico. “Fu un weekend terribile, con altri incidenti che coinvolsero anche meccanici e spettatori. Ero spaventata e sconfortata. Serve molto autocontrollo, altrimenti non si potrebbe esercitare la professione di medico. Cercai di espormi il meno possibile, dichiarai il suo decesso solo al momento dell’arresto cardiaco, come prevedeva la legge italiana dell’epoca”.

“Ancora adesso quando vedo immagini o video di Ayrton Senna, provo una strana sensazione di affetto, come se ci fosse un legame. Ma non vado a cercare le sue foto, il ricordo di quel giorno mi crea troppa emozione ancora oggi”.