Erri De Luca: “Se venissi condannato per le mie parole sulla Tav, pronto al carcere”

Erri De Luca (MARCO LONGARI/AFP/Getty Images)
Erri De Luca (MARCO LONGARI/AFP/Getty Images)

Intervistato dall’Huffington Post, lo scrittore Erri De Luca, che qualche giorno fa al quotidiano francese ‘Le Monde’ aveva parlato di “obbligo morale alla disobbedienza”, è tornato sulle sue parole circa la necessità di sabotare la Tav Torino-Lione, per le quali la procura di Torino lo ha indagato per istigazione a delinquere, spiegando: “Non so quanti anni di carcere sto rischiando, non mi occupo di queste cose, ma non voglio sconti di pena. E se dovessero condannarmi, ho concordato con il mio avvocato che non ricorreremo in appello. Se dovrò andare in galera, allora ci andrò”.

“Che la Tav debba essere sabotata perché inutile e nociva è un mio pensiero che continuerò a ripetere”, ha detto lo scritto, aggiungendo: “E’ chiaro che mi processeranno per avere espresso una opinione. In aula difenderò il diritto di parola, perché i giudici intendono il verbo “sabotare” in maniera restrittiva, ovvero come danneggiamento diretto. E invece sabotare nella storia ha sempre avuto un’accezione politica: anche gli operai che bloccavano le catene di montaggio sabotavano, pur senza rompere alcun macchinario”.

Erri De Luca ha poi ricordato il caso dei quattro attivisti No Tav in carcere con l’accusa di terrorismo, “perché avrebbero danneggiato un macchinario, ma non sono stati còlti in flagranza di reato, bensì con flagranza differita, una delle invenzioni giuridiche di questo strano Paese utilizzata dai magistrati che vogliono rimanere comodi”. Lo scrittore, a proposito, parla di “repressione di massa”, accusando: “Non so se siano stati loro a compiere quel danneggiamento, so che rischiano 30 anni di carcere, vengono tenuti in un regime carcerario punitivo, spostati da un penitenziario all’altro per rendere più dura la detenzione come facevano con la nostra generazione negli anni Settanta”.

 

Giuseppe Gabriele Mastroleo