Legge 194. Al Niguarda di Milano progetto per sopperire alla carenza di medici non obiettori

Paziente in ospedale (LEX VAN LIESHOUT/AFP/Getty Images)
Paziente in ospedale (LEX VAN LIESHOUT/AFP/Getty Images)

La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza vige in Italia dal 1978, ma sono molte le criticità che interessano la messa in pratica della norma e che rischiano di rendere problematica la garanzia ad un aborto gratuito e sicuro per le donne italiane. A parlare in merito all’alto numero degli obiettori di coscienza sono i dati raccolti dal Ministero della Salute all’interno del documento redatto nel 2013 su cifre relative al 2011 e al 2012 (preliminari) intitolato “Relazione del Ministero della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza”: i ginecologi obiettori in Italia sono il 69,2% e in alcune località della penisola (Sicilia, Campania, Molise, Basilicata, Abruzzo, Provincia Autonoma di Bolzano) superano una percentuale dell’80%.

A gettare luce su questo fenomeno si è aggiunta una notizia lanciata da Repubblica relativa alla decisione, presa dalla direzione dell’ospedale Niguarda di Milano, di richiedere l’assistenza di ginecologi appartenenti ad un’altra struttura ospedaliera locale per sopperire alle gravi carenze in termini di efficienza e di tempistiche che la presenza di obiettori di coscienza sta provocando. In base a quanto riportato da Repubblica, al Niguarda sarebbero rimasti solamente due medici disponibili a praticare l’aborto e i vertici si sono trovati costretti ad intraprendere un progetto di collaborazione con l’ospedale Sacco per rispondere alle richieste di donne che vogliono farsi praticare un’ivg.

A tal proposito ha parlato a Repubblica il ginecologo Maurizio Bini, il quale ha così descritto la situazione precedente all’attuazione del progetto: “Ci siamo ridotti ad accettare una media di venti richieste alla settimana e non di più  quando si è in pochi, far fronte a tutte le richieste è davvero difficile”.

 

Redazione online