Ebrei ricordano Shoah, ma Kerry avverte: In Israele rischio apartheid

Insediamento israeliano in Cisgiordania (Getty Images)
Insediamento israeliano in Cisgiordania (Getty Images)

Si ricorda oggi in Israele la Shoah, lo sterminio di massa nei confronti degli ebrei che caratterizzò gli anni tragici del dominio europeo del regime nazi-fascista. Sei milioni di ebrei uccisi sono stati commemorati alle 10:00 di questa mattina, orario fissato dalle autorità di Tel Aviv per effettuare due minuti di raccoglimento in rispetto delle vittime. Lo scocco dell’ora clou è stato annunciato dal rumore di alcune sirene che ha risuonato in tutte le città del paese.

In Israele la ritualità del 28 aprile è denominata Yom haShoah e non si limiterà ai due minuti di silenzio della mattinata, al contrario si proseguirà per tutta la giornata al fine di non dimenticare coloro che – assieme a categorie meno ricordate come quella degli omosessuali, degli zingari, dei dissidenti politici, dei disabili – subirono l’eccidio nazista.

Proprio nelle scorse ore, tuttavia, critiche alla linea adottata da Israele per fronteggiare il problema annoso e gravissimo del conflitto con la popolazione palestinese, è intervenuto il segretario di Stato americano, John Kerry. Il politico americano ha eloquentemente citato un altro fenomeno storico di discriminazione e di violenza nei confronti di una particolare categoria per riferirsi allo stato del conflitto israelo-palestinese; il rischio, secondo Kerry, è quello che i territori attualmente israeliani diventino uno “stato di apartheid” nel caso le due parti non dovessero raggiungere un accordo per la creazione di due stati.

 

Redazione online