Renzi dopo il CdM su riforma funzione pubblica: rivoluzione radicale

Matteo Renzi in conferenza stampa (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi in conferenza stampa (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

 

Matteo Renzi ha presentato in conferenza stampa le linee guida per la riforma della Pubblica Amministrazione, sottolineando come finora “stiamo rispettando tutte le scadenze”. Il premier ha presentato la proposta del governo come il tentativo di un “cambiamento radicale” sul quale “poniamo anche una questione di metodo. La riforma della Pa fatta contro i lavoratori e le lavoratrici ha le gambe corte: se io passo le giornate a dire sei un fannullone è difficile che il destinatario dell’invettiva si senta coinvolto nella mia proposta. Compito di chi dirige non è lamentarsi di ciò che c’è, ma cercare di cambiare”.

La discussione su queste linee guida durerà 40 giorni e il provvedimento definitivo, probabilmente un disegno di legge, dovrebbe essere emanato venerdì 13 giugno.

Renzi ha esposto la proposta in 3 punti principali, che trasmettono la “filosofia” della riforma e che ritiene inderogabili: questi, sviluppati in un opuscolo che sarà inviato a tutti i dipendenti pubblici, sono stati riassunti in “capitale umano, semplicità e massiccia dose di innovazione tecnologica”.

Il premier ha confermato le novità che aveva anticipato, annunciando inoltre misure come: agevolazioni al part-time, possibilità di demansionamento per i lavoratori in esubero, flessibilità nelle assunzioni per le amministrazioni locali, riduzione del 50% del monte ore dei permessi sindacali nel pubblico impiego.

Secondo quanto ha detto Renzi la prima “filiera” di interventi sul capitale umano sarebbe già pronta per essere presentata in un provvedimento, ma il governo ha preferito rimandare la discussione per sentire le opinioni di tutti i soggetti coinvolti:”Non abbiamo paura di confrontarci, ma vogliamo andare avanti sui contenuti, non sui metodi”.

Rispondendo poi alle domande dei giornalisti, che hanno più volte citato le stime degli 85 mila esuberi che da questa riforma emergebbero, Renzi ha risposto: “Non c’è tema di esuberi, la Pubblica Amministrazione in Italia ha una media inferiore a quella di Francia e Inghilterra per quanto riguarda il personale pubblico rapportato alla popolazione. La riorganizzazione non è un problema di soldi, non nasce dalla spending review, ma il punto vero è l’efficienza del servizio. Vogliamo far sentire i cittadini a casa”.

Anche Marianna Madia è stata chiamata in causa in merito alla funzione dei sindacati, che oggi pomeriggio avevano espresso fastidio per non  essere stati chiamati in causa prima dell’emanazione delle linee guida: “Ho chiesto ai sindacati un confronto innovativo. No ai tavoli di negoziato, ma sì a un confronto puntuale nel merito delle proposte. Mi auguro che intervengano in questo dibattito perché noi offriamo oggetti concreti e puntuali di discussione”.

 

Redazione