Caso Genovese, deputati accusano: “Deriva giustizialista da campagna elettorale”

Francesco Boccia (foto VeDrò, licenza CC-BY-SA-2.0)
Francesco Boccia (foto VeDrò, licenza CC-BY-SA-2.0)

Il deputato Pd Francesco Boccia, intervenendo oggi ad ‘Agorà’ su Raitre, è tornato sul caso Genovese, parlando senza mezzi termini di “deriva giustizialista da campagna elettorale”. Secondo l’esponente democratico, “è stata fatta una scelta, che io penso sia stata pesantemente condizionata dalla campagna elettorale sia da chi chiedeva lo scalpo sia da chi l’ha offerto”; le accuse di Boccia, dunque, sono indirettamente indirizzate sia al Movimento 5 Stelle che ai suoi colleghi di partito.

Boccia ha anche chiamato in causa Renato Brunetta”che utilizza il voto palese come sfida politica agli avversari”, aggiungendo che “non ha alcun senso continuare a discuterne perché offenderemmo il lavoro dei magistrati e la condizione della famiglia Genovese”. Sulla questione, la pensa in maniera diversa il piddino Dario Ginefra, secondo cui “una volta tanto va riconosciuto a Brunetta il merito di aver sminato il campo – togliendo dalla discuscussione lo spettro del voto segreto – dall’imboscata M5S”.

Il deputato siciliano di Sel Erasmo Palazzotto, in una nota, sottolinea come sia stata scritta – a suo avviso – “una pagina triste per la nostra democrazia”, in quanto si è persa “un’occasione per aprire una discussione seria sulla questione morale nel nostro Paese”, per ridurre il caso Genovese “a mera bagarre da campagna elettorale”.

Melania Rizzoli di Forza Italia a Tgcom24 parla di “un voto di partito in un momento della campagna elettorale durissimo in cui arrivano inchieste” che, secondo l’esponente azzurra, “non fanno che aumentare il sentimento di rigetto degli italiani verso la politica”.

Diverso il giudizio di Giorgio Sorial, deputato M5S: “Tutti i parlamentari dicono di essere dei cittadini, ma allora devono essere trattati come tali: e se la magistratura chiede l’arresto di un normale cittadino, l’arresto viene eseguito e si finisce lì”. Ma i pentastellati sono nel mirino del Pd anche per un’altra questione, sollevata dalla deputata Simona Malpezzi, che denuncia il 30% di assenze tra i parlamentari 5 stelle al momento del voto: “Quando hanno capito che sul voto su Genovese non potevano più fare trucchi con il voto segreto sono scomparsi. Sono come i pifferi di montagna che partirono per suonare e finirono suonati”.

Redazione online