Ilva di Taranto, dure critiche al commissario Bondi

Ilva di Taranto (Photo DONATO FASANO/AFP/Getty Images)
Ilva di Taranto (Photo DONATO FASANO/AFP/Getty Images)

Dopo la nomina dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino come consulente legale dell’Ilva, un altra decisione del commissario straordinario dell’azienda siderurgica, Enrico Bondi, finisce nel mirino del consigliere comunale di Taranto, Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi, e di altri esponenti ambientalisti; stavolta la querelle riguarda il mandato dato dall’Ilva al legale Francesco Perli, indagato nella principale inchiesta connessa all’inquinamento dell’azienda.

Per Bonelli, “quello che ha fatto Bondi è doppiamente vergognoso: primo perché presenta ricorsi come faceva la famiglia Riva, secondo affidare un incarico legale a chi è sottoposto ad una richiesta di rinvio a giudizio per associazione a delinquere per il disastro ambientale e sanitario di Taranto”. Prosegue il leader dei Verdi: “Un anno fa circa Bondi, sempre in una memoria difensiva, affermava che l’aumento dei tumori è dovuto al fatto che i tarantini fumano troppo: ormai siamo al negazionismo e al paradosso che un commissario nominato dal governo presenta un ricorso contro un atto del governo che perimetra il territorio entro il quale devono essere fatte le bonifiche”.

La lettera di Bonelli si chiude con la richiesta di dimissioni “della struttura commissariale che si deve dimettere per rispetto di Taranto e dei tarantini”; intanto, in merito alla vicenda, è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ha scritto al premier Renzi, evidenziando come – a suo avviso – l’azienda “ha prodotto difese che contengono affermazioni gravemente diffamatorie, se non calunniose, nei confronti di Regione ed Arpa, travalicando i limiti della normale dialettica processuale”.

Secondo l’Ilva, scrive Vendola, gli adempimenti tecnico scientifici prescritti da Arpa e Regione “sarebbero stati disposti non già in un’ottica di protezione ambientale e sanitaria, bensì in base ad un fine sviato, cioè quello di “alimentare ingiustificatamente il business ambientale”. Il governatore di Puglia si dice perplesso riguardo quella che ritiene “la decisione del Commissario governativo di accentuare i toni conflittuali e polemici tra azienda e Istituzioni locali, dimenticando forse quale siano lo scopo e la fonte di legittimazione della gestione commissariale”.

Redazione online