Ucraina: s’intensificano i combattimenti ad est del paese. “Chiamata alle armi” del Governatore di Lugansk

Esercito russo a Sloviansk, est Ucraina (Scott Olson/Getty Images)
Esercito russo a Sloviansk, est Ucraina (Scott Olson/Getty Images)

Il conto alla rovescia è ormai innescato in Ucraina dove domenica prossima, 25 maggio, la popolazione andrà alle urne per le elezioni presidenziali.

Ma la tensione nel paese è ancora ai massimi livelli e in quest’ultima settimana si sono registrati dei combattimenti nelle regioni che si sono autoproclamate autonome come Sloviansk, Donetsk e Lugansk con un referendum promosso lo scorso 11 maggio.
Lo stesso rappresentante dei filorussi di Donetsk, Denis Pushilin, ha annunciato nei giorni scorsi che la regione autonoma non riconoscerà la legittimità delle presidenziali, mentre cresce la preoccupazione sul piano internazionale e del governo di Kiev sulla validità delle elezioni in vista delle mancanza di un terzo dell’elettorato residente nelle regioni separatiste.

Sul campo, proseguono i combattimenti: ieri si sono registrati degli scontri ad un check point a Sloviansk, attaccato da 40 insorti armati, fortunatamente senza provocare vittime. Mentre un convoglio di soldati ucraini sarebbe inoltre stato attaccato nella regione di Kharkiv da una ventina di ribelli secessionisti che hanno denunciato un aggressione da parte dell’esercito ucraino e infine è stata anche attacca un torre televisiva che era stata ripresa sotto il controllo dell’esercito.

Si sono rivelati vani gli appelli del governo ad interim ucraino, sostenuto dall’Occidente a deporre le armi così come le azioni intraprese dalla Russia che lunedì ha annunciato il ritiro delle truppe ai confini con l’Ucraina.
Il ministro della difesa russo, ha confermato ieri che le truppe si stanno dirigendo verso le stazioni ferroviarie e gli aeroporti e si prevede il loro arrivo alle basi entro il 1° giugno.
Ma sia gli Stati Uniti che la Nato hanno ancora una volta voluto smentire la Russia sottolineando che vi sarebbero 40mila soldati russi stipati ai confini con l’Ucraina e di non aver visto ancora alcun segno di un ritiro russo.
Ma il ministro della difesa russo questa mattina ha riconfermato che le truppe stanno lasciando i confini sostenendo che quattro treni e 15 aerei da trasporto Ilyushin Il-76 sono partiti già ieri dalle regioni di Rostov, Belgorod e Briansk carichi di soldati e attrezzature belliche.

All’indomani del voto referendario per l’autonomia delle regioni separatiste, lo stesso presidente russo Vladimir Putin aveva ribadito di non avere più il controllo con i separatisti che a loro volta erano rimasti delusi dall’appello di Putin, che in base alla road map siglata a Ginevra aveva invitato i separatisti a deporre le armi.

Nella notte, è stato preso d’assalto un posto di blocco dell’esercito ucraino nei pressi di Volnovakha, a circa 20 chilometri da Donetsk in cui sono morti 8 soldati ucraini e vi sarebbero 18 feriti.
La notizia è stata anche confermata dall’attivista ucraino Dmitri Timchuk, responsabile del sito “Resistenza informativa”.
Ma nella regione si continua a combattere ancora questa mattina e lo stesso ministero della Difesa ucraino ha confermato “morti e feriti” tra i propri militari in nuovi combattimenti registrati nelle ultime ore contro i separatisti nelle regioni di Donetsk e Lugansk. I caduti tra i soldati ucraini sarebbero almeno nove secondo una prima ricostruzione.

Ma la situazione sembra precipitare in un vera e propria guerra civile. Infatti, si apprende dall’Ansa, che il “governatore popolare” separatista dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk, Valeri Bolotov, ha annunciato la “piena mobilitazione” contro le truppe di Kiev chiamando alle armi tutti gli uomini tra i 18 e i 45 anni.

A margine dei combattimenti e delle tensioni diplomatiche vi è anche la denuncia dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch (Hrw), che ha chiesto alle autorità ucraine il rilascio di altri due giornalisti di media russi catturati nei giorni scorsi che lavorano per il sito Life News.
Tra i reporter che sono stati fermati vi era anche l’inviato britannico della tv Russia Today nel frattempo rilasciato.
L’organizzazione ha inoltre scritto in una nota che la polizia di frontiera ucraina ha recentemente negato l’ingresso nel paese a diversi altri tre rappresentanti di mezzi di informazioni russi.
Nella nota sono state anche chieste delle spiegazioni al governo ucraino sul motivo del fermo dei giornalisti e che nel caso di un loro rilascio gli accusati siano sottoposti a processi a piede libero.

Redazione

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