Se l’austerity di Bruxelles rafforza Marie Le Pen.

La sede della Commissione Europea a Bruxelles (Foto: GEORGES GOBET/AFP/GettyImages)
La sede della Commissione Europea a Bruxelles (Foto: GEORGES GOBET/AFP/GettyImages)

E’ un Europa stretta tra la Francia di Marie Le Pen e i progetti egemonici della Russia di Vladimir Putin quella che viene consegnata nelle mani dei leader europei. La Francia uscita dalle urne è un paese scosso, dove un movimento di massa ha ridotto i partiti tradizionali della Repubblica a comparse. I socialisti hanno avuto il 14% dei voti: una dato che, diluito nell’astensione di domenica significa che il partito di governo rappresenta il 6% del paese.

In una Francia che ha bisogno di riforme e di poter sedere al tavolo Ue per concordare una politica comune con i partners europei la leggerezza di quel 6% diventa un peso quasi insostenibile sulle spalle di François Hollande, la cui impopolarità non ha paragoni nel recente passato del Paese. Le tensioni in Francia sono destinate ad aumentare. Lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate, come invoca Marie Le Pen, non sembra una prospettiva realistica perché la debolezza dei partiti tradizionali potrebbe consegnare l’Eliseo alla leader del Front National. Ma per Hollande resistere tre anni in questa situazione sembra impossibile: il Paese combatte con un tasso disoccupazione a due cifre e il Front National ha buon gioco nel parlare di protezionismo e frontiere chiuse.

Il partito, che trae origine dalla Francia antisemita di Vichy, è rimasto a lungo annidato nel sud del Paese per conquistare, poco alla volta, il nord e sopratutto le fasce sociali più moderate. Intanto Marie Le Pen riusciva nell’impresa di normalizzarne l’immagine e a raccogliere le frustrazioni del ceto medio. Un bacino elettorale che potrebbe permettere alla Le Pen di superare alle prossime presidenziali il muro del doppio turno su cui le passate ambizioni del Front National si sono infrante in passato. Accadde al padre, Jean Marie Le Pen, quando nel 2002 riuscì ad arrivare al ballottaggio nella sfida contro Jacques Chirac ma fu sonoramente sconfitto da una Francia che vedeva in Chirac la normalità e votò compatta per lui, lasciando al leader del Front National il suo 16 % iniziale. Ma ora la normalità appare lei, Marie, e molti osservatori ritengono che con la sua capacità di sterilizzare il linguaggio senza cambiare i contenuti possa riuscire nell’impresa di portare nel cuore d’Europa un governo che rimane, intimamente, di matrice xenofoba e antisemita.

Nel vertice dei Paesi membri a Bruxelles, dove sabato c’è stato un agguato nel quartiere ebraico, il pensiero è andato a lei. In un Parlamento Europeo dove il Front National rischia di coagulare intorno a sé gli ostili alla Ue un ruolo cruciale spetta ora ad Angela Merkel. La Cancelliera avrà il difficile compito di ridare un orizzonte alle classi medie, strette e incattivite da anni di rigorismo, in cui si è spenta l’idea di un’Europa di valori comuni. Una fucina di insoddisfazioni che ha via via pervaso le popolazioni dei Pesi membri dove le fasce sociali più colpite dalla crisi hanno visto nelle rivendicazioni nazionaliste la linea della loro stessa sopravvivenza. Se la Ue  riuscirà nel difficile compito di ridare all’Europa il ruolo di “casa comune” nata dall’esperienza tragica dei nazionalismi che hanno causato l’ultimo conflitto mondiale allora l’avanzata del Front National verso la conquista della normalità, e della Francia, potrà avere una battuta d’arresto.

ADB