Aereo scomparso: nessun relitto a sud dell’Oceano indiano. Le ricerche si estendono

Aerei impegnati nelle ricerche del boeing 777 della Malaysia Airlines (Getty images)
Aerei impegnati nelle ricerche del boeing 777 della Malaysia Airlines (Getty images)

La nave australiana Ocean Shield ha abbandonato l’aera delle ricerche dei resti del volo Mh370 della Malaysia Airlines scomparso nella notte tra il 7 e l’8 marzo scorsi con a bordo 239 passeggeri.

L’area delle ricerche era stata ristretta al largo delle coste australiane di Perth dove erano stati individuati dei segnali acustici inizialmente attribuiti alla scatola nera del volo.
Tuttavia, nessun relitto del boeing 777 è stato individuato fino ad oggi tanto che il centro di coordinamento internazionale delle ricerche (JACC) alla guida delle operazioni è arrivato alla conclusione che con molte probabilità il volo Mh370 non si è schiantato nell’aera sud dell’Oceano indiano.
“Nessuna traccia del relitto è stata individuata dal sottomarino” ha annunciato lo Jacc riferendosi al sottomarino drone americano Bluefin-21 impiegato nelle operazioni per sondare i fondali del mare, aggiungendo che la zona può essere esclusa dalle ricerche.
Una notizia che alimenta ancor più il mistero del volo Mh370 e che conferma le dichiarazioni del vice direttore della strumentazione marittima della Navy americana impegnata nelle operazioni, Michael Dean, che aveva detto che i segnali intercettati non erano da attribuire alla scatola nera.
Dean aveva sostenuto che i segnali erano dei suoni prodotti dall’imbarcazione che dirigeva il sottomarino oppure prodotti da dei sistemi elettronici della sonda dello stesso sottomarino.

Già lo scorso 24 maggio, il coordinatore delle operazioni di ricerca, l’ex comandante delle forze armate australiane Angus Houston aveva fatto intuire che le ricerche erano arrivate ad un punto morto rendendo noto che sarebbe stato anche effettuato “un ampio e robusto” riesame di tutti i dati sul tragico volo.

E così, adesso le ricerche come riportano i media entrano in una nuova fase attraverso un esame supplementare dei dati estendendo la zona a 60.000 chilometri quadrati.
Si apprende infatti che a partire dal mese di agosto saranno impegnati dei robot sofisticati per elaborare una cartografia precisa dei fondali dell’aerea marina più estesa. Intanto, però la nave cinese Zhu Kezhen ha già avviato questa nuova fase.

Scott Hamilton, direttore del gabinetto del consulente dell’aeronautica americana ha però rassicurato che le ricerche del relitto del volo Mh370 proseguiranno e che potrebbero essere impiegati anche diversi anni prima di abbandonare le operazioni.

Dal canto suo il portavoce degli oltre 150 passeggeri cinesi che erano a bordo del volo scomparso ha ricordato che “è passato troppo tanto tempo” dichiarando che con molte probabilità il tragitto percorso dal volo è stato calcolato male.

Redazione

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