Divisioni interne in Sel, oggi in direzione la possibilità di un chiarimento

Nichi Vendola (Getty Images)
Nichi Vendola (Getty Images)

Sel, il piccolo partito fondato dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dopo la scissione da Rifondazione Comunista avvenuta al termine di un lacerante congresso nel luglio 2008, è a rischio. Pesano infatti come un macigno sul partito le parole di Gennaro Migliore, che a ‘Repubblica’ ha sostenuto la necessità di dar vita insieme al Partito Democratico a “un soggetto unitario di sinistra che possa far vivere le aspettative di cambiamento”.

Prospettiva che, se alletta quanti all’interno del partito guardavano al Pse come “casa naturale” all’interno dell’Europarlamento, non piace al coordinatore Nicola Fratoianni, il quale ha avvertito: “Considero sbagliato immaginare di entrare nell’area di governo e proporre un partito unico col Pd”. In pratica, secondo l’ex assessore della giunta Vendola, l’obiettivo è un altro, ovvero dar vita a una “sinistra innovativa e non minoritaria”, magari partendo proprio da quel 4% alle Europee per nulla scontato, ma che costituisce comunque il minimo sindacale in termini assoluti: appena un milione e centomila voti, seicentomila in meno di quelli ottenuti alle politiche da Sel e da Rivoluzione Civile.

E se i “professori”, i garanti della lista Tsipras fanno sapere che “non ci fermeremo qui”, perché “il percorso continua, oltre la conclusione di queste elezioni europee, dando continuità all’impegno di quanti hanno partecipato al progetto con spirito unitario, con la ferma determinazione a renderlo una pratica permanente”, è proprio Nichi Vendola a dover fare i conti, in casa propria, con divisioni che sembrano insormontabili, provando a ricucire gli strappi, ma lanciando un messaggio deciso al premier: “Se Renzi adopererà la leva pesante che gli è stata offerta dal corpo elettorale per ribaltare l’Europa e l’agenda di governo, trasformeremo le nostre critiche e i nostri dissensi in consenso”.

A provare a fare chiarezza, in un’intervista a ‘Il Manifesto’, è Massimiliano Smeriglio, responsabile organizzativo del partito di Vendola: “In Sel alcuni impor­tanti diri­genti e altre per­so­na­lità per­lo­più del gruppo par­la­men­tare hanno avan­zato una pro­po­sta, soprat­tutto rispetto al governo. L’ho letta sui gior­nali. Siamo pronti a discu­terne. E però voglio dire che Sel ha messo anima e corpo nella lista Tsi­pras, abbiamo dato un grande con­tri­buto al risul­tato, abbiamo vinto e per una volta pote­vamo per­sino con­ce­derci il lusso di essere felici. Affron­tare que­sta discus­sione quasi a pre­scin­dere dal risul­tato, ammet­tia­molo, è un po’ una follia”.

“Spero che nella Lista Tsi­pras si apra un con­fronto vero, in luo­ghi demo­cra­tici e par­te­ci­pa­tivi, su que­sto e su come darsi con­ti­nuità. Quest’accumulo di forze per noi non è resi­duale né di testi­mo­nianza”, ha aggiunto Smeriglio, augurandosi la messa in opera di “un pro­cesso demo­cra­tico e ter­ri­to­riale”, che porti ad “allar­gare il campo”, puntando a far nascere “qual­cosa di più grande di Sel, che non sia un ritorno al vec­chio Prc, che sia capace di dia­lo­gare con il Pd e si ponga l’ambizione dell’alternativa di governo”.

In questo contesto, i soggetti della società civile, dei comitati referendari, dei movimenti territoriali che hanno voluto dare il proprio appoggio alla lista Tsipras, sperando che si fossero gettate in questo modo le basi per un futuro soggetto unitario, stanno alla finestra a guardare inermi cosa farà il partito di Vendola. La strada per la costruzione dell’unità a sinistra del Pd è tutt’altro che in discesa.

Redazione online