Alma Shalabayeva: «Il Ministero dell’Interno italiano è responsabile della mia espulsione»

Angelino Alfano
Angelino Alfano

«Il Ministero dell’Interno italiano è responsabile della mia espulsione». Lo afferma Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, rispondendo alla giornalista Stella Pende durante la trasmissione di Italia 1 Confessione Reporter, in programma domenica alle 23.35 su Italia 1.

Un anno fa il 31 maggio Alma Shalabayeva e la figlia Alua vennero espulsi dall’Italia a seguito dell’azione congiunta di funzionari del Viminale, della Questura e di rappresentanti diplomatici del Kazakistan: l’ambasciatore a Roma Andrian Yelemessov, il consigliere degli affari politici Nurlan Khassen e l’addetto agli affari consolari, Yerzhan Yessirkepov.

La vicenda provocò un vespaio di polemiche e portò alla dimissioni di Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, per non aver informato i vertici sul caso. Una soluzione che apparve insoddisfacente perché le responsabilità del Ministero venne ritenuta più ampia rispetto alla quanto emerso dalla relazione del Capo della Polizia, Alessandro Pansa. E le parole di Alfano, che ha affermato perentoriamente di essere mai stato informato sul caso, non riuscirono a dare una senso di compiutezza a quanto accaduto nelle 67 intercorse tra il blitz della Polizia in casa della donna a Casal Palocco, la sera del 28, e il suo rimpatrio forzato il 31 maggio 2013.

” Suo marito oggi è in prigione avrà fatto degli errori?” Chiede la giornalista. «Accuse false, il dittatore ha amici potenti – risponde la donna riferendosi a Nursultan Nazarbayev. – mio marito attivamente ed ideologicamente ed economicamente ha sponsorizzato l’opposizione attraverso attivisti civili e media indipendenti. Per questo il regime kazako di Nazarbayev. vuole distruggerlo. Mio marito ha avuto la più grande banca dopo la caduta dell’Unione Sovietica – la Shalabayeva si riferisce alla Banca Turan Alem in seguito divenuta BTA Bank – sottolineando in tal modo quanto l’opposizione facente capo a Mukhtar Ablyazov potesse rappresentare un ostacolo serio per il regime.
“La sua figlia maggiore ci ha detto di aver denunciato alcuni funzionari del Ministero dell’Interno e anche l’ambasciatore kazako in Italia” chiede le giornalista, riferendosi all’iniziativa di Madina Ablyazova, la figlia maggiore dei quattro figli della Shalabayeva e di Muktar Ablyazov “ Questo vuol dire – la incalza la giornalista – che il regime kazako, la Digos ed il Ministero degli Interni italiano erano perfettamente d’accordo per organizzare il raid…” «Non so precisamente… ma so che ritengo il Ministero dell’interno responsabile della mia espulsione» risponde la donna “Alfano ha detto che non sapeva niente” – insiste la giornalista «So di certo – replica la Shalabayeva – che l’inchiesta sta andando avanti e che il Ministero in questo momento sta facendo delle indagini».
L’indagine penale sul caso, affidata alla Procura di Perugia ipotizza la responsabilità di un magistrato sull’espulsione delle donna e di sua figlia sulla base di un passaporto della Repubblica Centrafricana frettolosamente dichiarato falso e presto rivelatosi autentico: sulla base di quel documento,  e con insolita urgenza,  il Viminale in meno di tre giorni consegnava Alma e la piccola nelle mani del Presidente kazako Nursultan Nazarbaev. A distanza di un anno il caso, sul fronte giudiziario e su quello politico, sembra tutt’altro che chiuso.

Redazione