David Cameron: “L’Unione Europea è diventata troppo grande, invadente ed autoritaria”

Premier britannico David Cameron (Getty images)
Premier britannico David Cameron (Getty images)

David Cameron non sembra intenzionato a fare passi indietro. Il premier britannico durante un comizio a Newark,si è espresso in maniera indubitabile: “La Ue è diventata troppo grande, troppo invadente, troppo autoritaria. Questo accade quando ci si affida a persone di cui nessuno ha mai sentito parlare abbiamo bisogno di persone che invece capiscano la realtà europea oggi. Questa è la mia posizione e continuerò con risolutezza a portarla avanti a Bruxelles”.

Il riferimento era per Jean-Claude Juncker candidato del Ppe alla guida della Commissione Ue. L’uscita della Gran Bretagna dell’Unione Europea nel caso in cui l’ex premier lussemburghese ricevesse l’investitura da parte del Parlamento di Strasburgo appare molto di più di un’uscita estemporanea. E’ uno strappo capace di scompaginare gli equilibri egli accordi della nomenclatura di Bruxelles. La posizione del leader britannico è infatti tutt’altro che isolata. Insieme a a Cameron si oppongono alla nomina di Juncker il leader ungherese Viktor Orban, lo svedese Fredrik Reinfeldt, l’olandese Mark Rutte e il finladese Jyrki Katainen. Tuttavia, l’ex premier lussemburghese ha dalla sua di essere il capolista dei Popolari europei, che sono usciti dalle urne come partito di maggioranza.

ll Trattato di Lisbona stabilisce che sarà il parlamento di Strasburgo a designare il successore di José Manuel Barroso a capo della Commissione dopo le indicazioni del Consiglio europeo e dei leader degli stati membri. L’esito tuttavia non appare affatto scontato: i tre principali candidati delle coalizioni europee, Jean-Claude Juncker per il Partito Popolare, il tedesco Martin Schulz per i socialisti e Guy Verhofstadt per i liberali non sembrano poter contare su una maggioranza assoluta. La presa di posizione di Cameron  potrebbe dunque produrre scenari che erano impensabili all’indomani delle elezioni. I socialdemocratici tedeschi non hanno esitato a bollare come inaccettabile la pressione di Londra sulla nomina del Presidente Ue. La segretaria generale del partito di centrosinistra, Yasmin Fahimi, che ha dichiarato “è un bene che anche sostenga Juncker. Le elezioni europee non possono essere portate all’assurdo, né il voto può scadere a mercato delle vacche nazionali”.

Molto più cauto l’atteggiamento della Cancelliera tedesca che tramite il suo portavoce, Steffen Seibert, nel corso di una conferenza stampa a Berlino ha reso noto di voler “assicurare a Jean-Claude Juncker la maggioranza nel Consiglio europeo necessaria per diventare presidente della Commissione”. Ma i toni verso Cameron appaiono concilianti “Il confronto sulla nomina” secondo Seibert, va condotto “con spirito europeo: si deve lavorare per trovare unità. Per questo non mi è indifferente se la Gran Bretagna sarà o meno membro Ue”. Un segnale che va nella direzione del compromesso nella speranza che Londra receda dall’intenzione di anticipare il referendum sull’appartenenza alla Ue come paventato dal premier britannico nel caso in cui Juncker venisse eletto. Per superare le divergenze si è pensato all’ex premier italiano Enrico Letta e al premier polacco Donald Tusk che ha già presieduto Consiglio dei ministri europei, per giungere infine nelle ultime ore all’ipotesi Tony Balir.

Redazione