La politica ambientale di Obama al punto di svolta

Presidente americano Barack Obama al suo arrivo in Florida (Getty images)
Presidente americano Barack Obama  (Getty images)

La politica ambientale dell’amministrazione Usa è ad un punto si svolta. Lunedì prossimo verrà annunciato ufficialmente dalla Casa Bianca la firma di un decreto da parte del presidente Barck Obama con cui gli Stati Uniti si impegneranno a ridurre fino al 20% l’inquinamento prodotto dalle centrali elettriche alimentate a carbone. Il provvedimento è parte di un piano energetico per l’adozione di un sistema volto a rivedere il mercato delle emissioni e indurre le industrie ad adottare un sistema produttivo di minor impatto ambientale. Il superamento di soglie prestabilite comporterà per le aziende il pagamento di penali . Le nuove regole fisseranno un limite massimo alle emissioni. Ogni Stato tuttavia potrà procedere attraverso un proprio piano territoriale, con l’incremento delle energie alternative, tra cui quella solare ed eolica. La politica ambientale punta ad incentivare scelte di maggior sostenibilità ambientale attraverso facilitazioni ed incentivi fiscali.

L’effetto sarà di una drastica riduzione dei fattori inquinanti e di un incremento delle energie alternative passando ad impianti alimentati a gas grazie all’esplosione del cosiddetto «shale gas« attraverso un sistema di fratturazione idraulica che ha reso gli Usa da grande importatore di greggio e gas prossimo esportatore di risorse energetiche. La riduzione del 20% delle emissioni rispetta l’impegno assunto dall’amministrazione Obama per una riduzione sostanziale delle emissioni nei prossimi sei anni. Entro il 2030 le centrali elettriche dovranno ridurre del 30% l’anidride carbonica prodotta e ritornare al livello di CO2 immesso nell’atmosfera nel 2005. Secondo il New York Times, la nuova regolamentazione dell’Epa l’agenzia per la salvaguardia dell’ambiente, il corrispettivo del nostro ministero, potrà avere in termini di benefici, un impatto maggiore di quello che si avrebbe dallo stop alla costruzione dell’oleodotto Keystone che, se realizzato, dovrebbe trasportare 830.000 barili al giorno di petrolio dal Canada fino alle coste texane del Golfo del Messico.
Il taglio delle emissioni comporterà la graduale chiusura di centinaia di centrali elettriche a carbone, considerate i principali produttori dei gas responsabili dell’effetto serra e del riscaldamento globale. Sono inevitabili le ripercussioni sull’occupazione negli stati dove sono concentrate le miniere . Tuttavia l’amministrazione Usa sembra preparata a affrontate gli effetti sociali ed economici conseguenti al raggiungimento dei nuovi obiettivi di politica ambientale

Redazione