La Comunità Ebraica ricorda la riapertura del Tempio Maggiore

La Sinagoga di Roma
La Sinagoga di Roma

Ieri mattina si è tenuta la cerimonia di commemorazione di riapertura, dopo l’occupazione nazifascista, del Tempio Maggiore avvenuta il 4 giugno 1944. All’evento, anticipato per la concomitanza con la festa ebraica dello Shavuot, hanno preso parte il sindaco di Roma, Ignazio Marino, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.
L’evento si è svolto sul sagrato esterno del Tempio Maggiore tra le bandiere dei paesi «liberatori».
Presenti anche l’ambasciatore di Israele, Naor Gilon, l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, John R. Phillips, l’ambasciatore di Francia, Alain Le Roy, l’ambasciatore della Gran Bretagna, Christopher Prentice, l’ambasciatore del Marocco, Hassan Abouyoub, l’ambasciatore della Polonia, Wojciech Ponikiewski, il consigliere dell’ambasciata del Canada, Marc Antonie Dumas e il ministro del Sud Africa, Delina De Villiers-Steenkamp.

Il 4 giugno 1944 rompere i sigilli che sono ancora conservati al Tempio fu il soldato Aron Colub, un giovane militare ebreo. Ieri le porte sono state «riaperte» dal rabbino capo Riccardo Di Segni, affiancato dal presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici insieme all’ambasciatore americano John R. Philips.

«È un grande onore avervi qui e aver organizzato questo evento insieme a Roma Capitale per questa significativa cerimonia. Siamo qui – ha detto Riccardo Pacifici aprendo la cerimonia di commemorazione – perché oggi più che mai, alla luce delle grandi tensioni che attraversano l’Europa, abbiamo la necessità di affermare i valori di un’Europa unita. Oggi ricordiamo la memoria degli eroi, spesso dimenticati. Dobbiamo riappropriarci dei luoghi affinché diventino luoghi di pellegrinaggio per onorare quello che loro hanno fatto».
Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha detto: ”Proprio 70 anni fa Roma usciva dall’incubo della guerra, dell’occupazione nazista, del ventennio di dittatura fascista segnato dalle leggi razziali”, ha sottolineato Zingaretti, giudicando ”la riapertura della Sinagoga un simbolo potentissimo, perché la comunità che aveva piu sofferto tornava a vivere” e con lei ”ogni cittadino romano e italiano che amava la libertà. Oggi la sfida è quella di garantire sempre il diritto a tutti di non aver paura di essere sé stessi”.

“Il 4 giugno 1944 è una data fondamentale per la storia di Roma e dell’Italia, il giorno in cui celebriamo la rinascita della nostra città e anche del nostro Paese – ha dichiarato il Sindaco Ignazio Marino – il giorno in cui celebriamo la fine dell’occupazione di Roma e l’incubo vissuto dalla Comunità ebraica romana. La riapertura del Tempio Maggiore è la testimonianza più forte della rinascita che la nostra città visse in quei giorni per gli ebrei romani e per tutta la cittadinanza “ ha ricordato ancora Marino “ Per questo non deve venire meno a nessuno di noi la volontà di continuare a ricordare perché solo ricordando potremo tenere vivo il sacrificio di tante donne e uomini che lottarono perché Roma e l’Italia tutta tornasse a vivere in pace e libertà”.
“Nel rivedere le immagini della folla, immensa, che accoglie gli Alleati appena arrivati a Roma per liberare la città, si coglie un aspetto fondamentale che, forse meglio di qualunque altro, ci restituisce il clima di quei giorni – dice ancora il Sindaco – non è solo gioia incontenibile per la fine di un incubo e per la consapevolezza che la guerra ormai sta per finire. Da quelle facce, da quei gesti si percepisce un sentimento straordinario: la riappropriazione della città. I romani si riprendono Roma, i luoghi, i palazzi, le strade, le piazze che per secoli sono stati dentro la loro vita e che improvvisamente, con brutalità, qualcuno, l’occupante nazista, aveva loro tolto”.
A margine delle cerimonia il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici ha messo in guardia sui rischi di una recrudescenza xenofoba nel cuore dell’Europa, in particolare nella vicina Francia “che vede affermarsi il fenomeno Marie Le Pen. La leader del Front National, secondo Pacifici nonn usa argomenti e linguaggi xenofobi “in termini antisemiti anzi se ne guarda e denuncia chiunque l’accusa di antisemitismo” e tuttavia il suo modo di proporsi, continua Pacifici “non solo non ci piace ma ci preoccupa” perché appare frutto di un mascheramento che non cambia l’ideologia storica della Destra francese.
Alla cerimonia sono intervenuti Cesare Anticoli e Franco Forno, testimoni degli eventi della Liberazione. La Comunità Ebraica ha voluto assegnare un riconoscimento a Ugo Forno un ragazzo dodicenne ultima vittima della difesa di Roma, morto il 5 giugno del ‘44 mentre cercava di impedire il sabotaggio tedesco del ponte ferroviario sull’Aniene, azione che riuscì a interrompere a costo della sua vita. A ricevere l’attestato il fratello Franco, che ha rivolto un ringraziamento alla Comunità. Presente alla celebrazione un altro testimone di allora, Cesare Articoli, «partigiano» appena quindicenne e Sami Modiano uno degli ultimi testimoni della Shoah.

Redazione