Gli ospedali psichiatrici giudiziari chiudono. I giudici: “Tornano libere persone pericolose”

manicomio

 

Gli “Ospedali psichiatrici giudiziari” – detti anche OPG – che negli anni settanta sostituirono i vecchi manicomi criminali dovranno essere chiusi. A decretarlo sono stati 294 deputati che hanno espresso il loro voto favorevole ieri alla Camera confermando il testo del Senato; 109 sono stati i voti contrari.  E’ stato così convertito in legge il decreto legge 52 del 31 marzo 2014 che ha prorogato al 31 marzo 2015 il superamento definitivo degli OPG e l’entrata in funzione delle “Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza” le REMS.  Si decreta in tal modo la fine di una delle ultime anomalie italiane in tema di regime carcerario, gli ospedali psichiatrici giudiziari, – luoghi “indegni per un paese civile”, come li ha definiti il Presidente Giorgio Napolitano – sopravvissuti all’abolizione dei manicomi civili.
D’ora in avanti i magistrati dovranno adottare misure “alternative” ad esclusione dei casi di “conclamata pericolosità sociale dell’individuo” per i condannati con problemi psichici permanenti che necessitino di cure di tipo continuativo o nel caso in cui le cure non bastino ad evitare il rischio per la comunità.
Tuttavia le nuove disposizioni approvate dal Senato stanno destando allarme presso gli addetti ai lavori. In particolare c’è preoccupazione per il comma 1 quater, che vieta il protrarsi ricoveri in caso di conclamata pericolosità e presso le stesse “Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza” per una tempo superiore alla pena detentiva prevista per il reato commesso, con l’unica eccezione per le condanne all’ergastolo. I giudici saranno tenuti a revocare le misure di sicurezza per i detenuti pericolosi se queste superano il tempo previsto per la pena inflitta, senza che sia prevista alcuna struttura che possa accogliere e curare le persone dopo il periodo di detenzione.
In questo modo una persona pericolosa verrà curata e sorvegliata dallo Stato fino a quando sarà detenuta. Dopo c’è il concreto rischio che sfugga ad ogni controllo e terapia, anche nel caso in cui la sua pericolosità non avesse accennato a diminuire. Le conseguenze per la salute dell’individuo e la sicurezza della collettività sono evidenti. Oggi non sono noti i dati di chi è uscito e sono pochissime le Regioni che hanno predisposto adeguati strumenti di cura e controllo.  Le possibili ricadute negative della nuova legge sono segnalate all’Associazione Nazionale Magistrati e alle autorità competenti dal giudice del Tribunale di Roma, Paola Di Nicola. Nella lettera, pur riconoscendo che la riforma è ispirata da giusti principi, si sottolinea che “sarebbe stato necessario che il legislatore si fosse fatto carico, per tempo, di un opportuno, efficiente ed adeguato sistema di approdo della riforma, specialmente sotto il profilo sanitario, che temo non sia stato sufficientemente realizzato in concreto sui territori su cui la riforma inevitabilmente ricadrà, con ciò che ne consegue in termini di impatto sociale e di sicurezza”.