Baby squillo ai Parioli, chiesti 16 anni e mezzo per Mirko Ieni

Baby prostitute (David McNew/Getty Images)
Baby prostitute (David McNew/Getty Images)

E’ in dirittura d’arrivo il processo con rito abbreviato per il caso delle baby squillo del quartiere Parioli di Roma, esploso nell’ottobre 2013. La richiesta di condanna avanzata dal procuratore aggiunto di Roma Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi nei confronti dell’imputato principale del processo, Mirko Ieni, ritenuto l’organizzatore degli incontri a luci rosse, è di 16 anni e mezzo di reclusione.

Chiesti poi sei anni di reclusione per la madre di una delle due ragazzine costrette a prostituirsi: avrebbe saputo di quanto avveniva e avrebbe perciò chiesto la propria percentuale in cambio del silenzio. Per lei l’accusa è di sfruttamento della prostituzione; proprio la figlia della donna si era rivelata in tutta la sua fragilità nel corso dei primi interrogatori, dichiarando in lacrime: “Non ce la faccio più, sono loro che mi obbligano, voglio soltanto tornare a scuola”.

Nel processo, che rappresenta la prima tranche dell’inchiesta, è imputato anche Nunzio Pizzacalla, ritenuto egli stesso, come Ieni, uno degli organizzatori del giro di baby prostituzione, oltre a cinque clienti: Michael De Quattro, Riccardo Sbarra, Marco Galluzzo, Francesco Ferraro e Gianluca Sammarone; per quest’ultimo, l’accusa ha chiesto otto mesi.

Secondo quanto emerso da un’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo, guidato da Lorenzo Sabatino, Pizzacalla, un militare in servizio, avrebbe dato più volte, attraverso il servizio di messaggeria istantanea Whatsapp, “chiare disposizioni in merito ai tempi e alle tariffe da applicare in ordine alle prestazioni sessuali, nonché al tipo di informazioni da dare ai clienti”.

Redazione online