Marco D’Amore a 360°, intervista a Ciro di “Gomorra” : “E’ stato fantastico girare a Scampia”

Cast di Gomorra ( getty images)
Cast di Gomorra ( getty images)

Marco D’amore, è nato a Caserta, classe 1981. In queste settimane l’abbiamo conosciuto meglio perchè è uno dei protagonisti della Serie televisiva di Sky Gomorra, diretta da Stefano Sollima, famoso per aver guidato alla grande la truppa delle due serie di Romanzo Criminale. Marco non è solo Ciro Di Marzio. Prima il grande successo di un tour mondiale con Toni Servillo e Andrea Renzi in Trilogia della Villeggiatura, poi l’ottimo esito di Una vita tranquilla, film diretto da Claudio Cupellino con Toni Servillo e Francesco Di Leva. Ma il curriculum di Marco non è solo questo. Diplomato nel 2004 presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, vanta importanti collaborazioni e numerosi spettacoli, teatrali e cinematografici, tra cui l’ultimo lavoro che lo sta portando in giro per l’Italia, L’Acquario, spettacolo scritto da Francesco Ghiaccio con cui ha fondato la compagnia di produzione teatrale e cinematografica, La Piccola Società. Abbiamo parlato di tutto con Marco, da Gomorra, a Toni Servillo fino al suo rapporto bon Fabrizio Bentivoglio.

 

Ciao Marco, prima di parlare di Gomorra, ripercorriamo la tua carriera. Quando hai deciso di fare teatro?

Io ho avuto un’educazione al teatro sin da bambino, nel senso che avevo in casa un nonno che faceva l’attore, anche se si divideva a metà con un altro mestiere. Mio padre e mia madre hanno sempre avuto questa passione, prima di tutto da spettatori e poi praticandola anche a livello amatoriale. Ho iniziato come tutti i ragazzini nelle compagnie non professionistiche napoletane, facendo il repertorio di Eduardo e di Scarpetta. A 18 anni poi mi è capitato un colpo di fortuna che mi ha cambiato la vita: facemmo laboratorio al teatro di Santa Maria Capua Vetere e incontrai la compagnia di Toni Servillo; loro stavano mettendo in scena il una riduzione dal “Pinocchio” di Comencini mi fecero i consueti provini e mi presero con loro. Fin da dopo il Liceo sono andato in tournée con loro ed è stata una grande sorpresa per me, non me l’aspettavo…Ho frequentato a Milano la scuola Paolo Grassi

 

“La Piccola Società” è una compagnia teatrale fondata da te e Francesco Ghiaccio. Di cosa si tratta?

Nasce a Milano. Abbiamo esordito due anni fa insieme a Venezia con un film e da allora non abbiamo mai smesso di lavorare insieme, e adesso stiamo lavorando ad un progetto più grosso. Un film autoprodotto che si chiamerà “Un posto sicuro” con un grande sostegno del territorio con l’aiuto della Seda, l’associazione vittime amianto. Siamo in fase di preparazione e sarà girato tutto a Casale Monferrato. Ci hanno detto che non era il momento di fare un film del genere in Italia, che la gente cerca altre storie

Marco D'Amore (Getty Images)
Marco D’Amore (Getty Images)

 


Hai lavorato più volte con Toni Servillo, sia in “Trilogia della Villeggiatura” che in “Una Vita tranquilla”. Che tipo di esperienza è stata per te?

Io quando parlo di Toni faccio sempre un esempio calcistico e mi ricordo del grande Napoli che con Diego ha vinto gli scudetti. Il primo anno facemmo il 13esimo posto e più i calciatori giocavano con lui e più diventavano bravi. Dico questa cosa simpatica per spiegarvi che lavorare con Servillo è una scuola continua. Sia dentro che al di fuori del palcoscenico è talmente importante quello che dice che e come vive il lavoro che fa . Io sono un privilegiato perché condivido con lui un rapporto di amicizia profondo che va al di la del lavoro. Segue tutto quello che faccio e io ovviamente cerco sempre di imparare qualcosa da lui

 

Dacci un tuo parere sul film pluripremiato “La grande bellezza”

Io credo che “La Grande Bellezza” stia in quella magnifica rasoiata che Paolo cita all’inizio da “Viaggio al termine della notte”. E’ un viaggio della mente. Chi ci vuole riscontrare per forza una realtà tangibile e ci vuole fare la polemica o la critica non ha capito nulla. Paolo in quel film ha fatto un viaggio, che è un viaggio nella memoria, un viaggio tra le emozioni, un viaggio tra i monumenti, è un viaggio tra i ruderi, tra gli esseri umani. E’ un viaggio!! Purtroppo quello che io sento è che la nostra umanità contemporanea è poco allenata a viaggiare con la testa e con il cuore.

Marco D'Amore (getty Images)
Marco D’Amore (getty Images)

Hai avuto la fortuna e la bravura di lavorare con un mostro sacro del cinema come Fabrizio Bentivoglio nella fiction “benvenuti a tavola”. Raccontaci di quest’esperienza con questo grande attore. Cosa ti ha colpito di più di lui?

Fabrizio innanzitutto fa parte di quella scuola di attori e di registi milanesi che sono stati il mio pane quotidiano. Penso a lui, penso a Bisio, a Paolo Rossi, ad Abatantuono, Salvatores, ad Antonio Catania. Ed è stato lui uno dei motivi del mio si a quell’ esperienza insieme a Giorgio Tirabassi. Con lui ricordo i ritagli di tempo per parlare di teatro . Le nostre conversazioni convergevano sempre su un un pezzo che tutti e due amiamo : il Don Giovanni di Molière.  Mi piacerebbe vederci un giorno insieme con lui nella parte di Don Giovanni e io nella parte di Sganarello. E’ un attore molto riservato e solitario, però quando entra in gioco e c’è da ballare si tira tutti dietro. E’ un attore strepitoso.

 

Passiamo a Gomorra. Partiamo dalle note dolenti . Ti sei fatto fotografare accanto a uno dei cartelli affissi per protestare contro la fiction («Vergognatevi tutti») e poi hai postato l’immagine su Twitter: «Io ci metto la faccia e non ho nulla di cui vergognarmi». Non è da tutti rispondere ad una provocazione, come ti sei sentito o vi siete sentiti come cast di attori quando avete capito che una fetta di napoletani vedeva Gomorra come una minaccia?

Quel giorno erano le sei del mattino e io stavo andando a lavorare con un altro mostro sacro come Zingaretti. Giravamo nel Centro direzionale che era tappezzato con tutti questi cartelli anonimi. Io, visto che ho la fortuna di essere uno dei portavoce dei fantastici 200 attori campani che sono il fiore all’occhiello della serie, mi è sembrato giusto testimoniare a difesa del lavoro di tutto il cast che noi che ci abbiamo messo la faccia non abbiamo nulla di cui vergognarci. Non l’hoo fatto per lanciare una provocazione, l’ho fatto per dire noi abbiamo gli argomenti per difendere il lavoro. Chi lancia queste provocazioni sterili e anonime gli argomenti non ne ha e vuole marciarci su questa polemica. A Napoli la serie non è vista bene ma strabene!!!

 

Sollima a parer mio, è il re delle serie televisive. Ti sei trovato subito a tuo agio con lui?

Immediatamente. A Stefano io attribuisco un merito che è difficile attribuire ad un altro regista del nostro paese:  quando mi ha scelto ero tutt’altra persona. Non rispondevo fisicamente a questo personaggio. Lui ha trovato in me l’attore capace di poter fare quel ruolo. Ha lavorato all’immagine.

Ci siamo detti: dimagriamo, facciamo uscire gli spigoli perché Ciro è un soldato. Se tu scegli semplicemente il volto da una fotografia allora è finito il gioco di questo mestiere. Invece lui ha trovato prima l’attore e poi l’immagine


Hai interpretato l ‘immortale Ciro in modo straordinario. Nel vestire i suoi panni c è qualcosa in particolare che ti ha affascinato o ti ha allontanato da lui?

Guarda io quando ho la fortuna di immergermi in un personaggio così ampio, non sono ne un attore che lo guarda dall’alto per giudicarlo ne che gli si mette davanti per far uscire se stesso. Ho fatto un percorso camminado a fianco a Ciro e mi sono disgustato, ne ho prese le distanze, mi sono sentito vicino . E stato un percorso umano senza pregiudizio di sorta. e adesso lui ha preso una strada e io ne ho presa un altra.

Marco D'Amore (getty Images)
Marco D’Amore (getty Images)


Raccontaci del tuo incontro con Roberto Saviano

Roberto ed io ci siamo più volte da ragazzini perché frequentavamo lo stesso liceo. Varie volte ci siamo incrociati dopo l’uscita del suo libro nel 2006 in svariati teatri per alcune presentazione. L’incontro importante è avvenuto a New York mentre giravo delle pillole per raccontare i retroscena della serie. Abbiamo parlato di tutto per 12 ore consecutive. E’ nata un ‘amicizia che credo durerà a lungo e spero possa portare dei frutti anche dal punto di vista lavorativo.

 

I vostri personaggi erano come lui li aveva immaginati? Cosa ha voluto dire per voi aver girato direttamente a Scampia?

La gente come si comportava con voi? Io ho riscontrato tramite quello che mi ha detto una felicità per la riuscita del progetto. Finalmente ha visto ampliata l’indagine che lui ha percorso con il suo libro. Il film è un capolavoro assoluto e si concentra su uno spaccato. Invece con la serie hai la possibilità di raccontare tutto a 360°. La gente di Scampia? Arrivava alle sei del mattino con le moke piene di caffè per sostenerci. Quando abbiamo girato la scena dell’assalto al magazzino di Conte, abbiamo fatto un trambusto continuo per una settimana intera di notte e nessuno ci ha detto nulla. Sono stati fantastici.

 

Ci sarà una seconda serie?

Io credo che sia plausibile pensarlo. Sinceramente non lo so quali siano i piani della produzione. Nel finale c’è un’apertura ed io me lo auguro perchè credo che ci sia margine per andare avanti.

Grazie Marco per la bella chiacchierata

Grazie a te Michele un saluto ai lettori di Direttanews

Michele D’Agostino per Direttanews