Riforma P.A., i sindacati confederali: “No a spot del governo”

Manifestazione sindacale (DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)
Manifestazione sindacale (DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)

Alla vigilia dell’incontro di venerdì, i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, hanno fatto capire al ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, di non apprezzare forma e sostanza della riforma della P.A. che intende mettere in campo il governo Renzi. Secondo Rossana Dettori, segretario generale della Fp Cgil, “dopodomani avremo un decreto legge che parla di dirigenti, di riduzione dei dirigenti, di licenziamenti dei dirigenti e di tagli dei permessi sindacali. Mi sembra davvero che di riforma ci sia ben poco. Non staremo a guardare, da parte dei lavoratori sono previste forme di mobilitazione, anche importanti”.

Prosegue l’esponente della Cgil: “La pubblica amministrazione avrebbe bisogno non di un dibattito fatto di mail, hashtag e post sui social, ma di una discussione vera, trasversale, coinvolgente, sottraendo il tema dall’agorà della comunicazione mediatica, aprendo nel Paese quella discussione che è mancata clamorosamente. Il sindacato confederale vuol fare la sua parte, non in difesa ma rilanciano per concorrere a costruire un progetto di riforma che serve al Paese”.

Entrano nel dettaglio Giovanni Favarin, segretario Fp Cisl, Giovanni Torluccio della Uil Fpl e Benedetto Attili della Uil Pa: “Fare la staffetta con 5mila giovani è una risposta ridicola. Un neo assunto costa circa la metà rispetto a un impiegato a fine carriera, ancora di più rispetto a un dirigente .Occorre fare il blocco del turnover dei dirigenti, in modo che per ogni dirigente si possono ipotizzare 10 nuove assunzioni. Al numero di 100mila si dovrebbe arrivare nell’arco di un triennio , massimo un quinquennio”.

“Non si tratta di ‘gonfiare’ artificiosamente il numero dei dipendenti, se ne sono persi ben 400 mila ma di adeguare la pubblica amministrazione che deve rispondere a funzioni essenziali che non possono essere in alcun modo affidate a privati abdicando al ruolo di garanzia dei diritti di cittadinanza”, hanno concluso i sindacati confederali.

Redazione online