Il Governo decide sulla riforma della Pubblica Amministrazione

Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia (Getty images)
Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia (Getty images)

 

Il Consiglio dei Ministri si appresta a varare la riforma della Pubblica Amministrazione. Spariscono, stando alle ultime indiscrezioni, i prepensionamenti di cui si era parlato negli ultimi giorni. Il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia parla di “una rivoluzione” su tre pilastri “organizzazione, innovazione, persone”. L’idea originale del governo era di favorire il ricambio generazionale nel settore pubblico mandando in prepensionamento eventuali lavoratori in esubero per un massimo di due anni. Questa norma, nell’ultima bozza del decreto, è sparita. “Per noi vengono prima gli esodati” ha dichiarato sul punto il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.  Un’importante novità riguarda tuttavia la mobilità obbligatoria: i dipendenti pubblici potranno essere spostati senza il loro consenso nel raggio non più di 100, ma di 50 chilometri, come nel settore privato. Nel teso sarebbe confermato il dimezzamento dei permessi sindacali e l’abolizione del trattenimento in servizio, prevista per favorire la staffetta generazionale.

Gli statali che avranno raggiunto l’età pensionabile non potranno pcontinuare a lavorare, come oggi previsto, per altri 2 anni – 5 per i magistrati – ; secondo i calcoli dell’Esecutivo tale misura dovrebbe liberare 10-15 mila posti da riservare ai giovani. Secondo i rumors relativi al testo al vaglio del Cdm aumenterebbe il numero dei dirigenti che un ente locale può nominare sulla fiducia, per specifiche competenze e senza concorso pubblico: dall’attuale 10 per cento si passerebbe al 30.
Per i dirigenti sarà inoltre posto un tetto massimo sui bonus: dal 20 si passa al 15 per cento dello stipendio; il compenso dipenderà anche dall’andamento del Pil. La “retribuzione di risultato” deveessere collegata ad obiettivi fissati per l’intera amministrazione e per il singolo dirigente, oltre che all’andamento del Pil: si è parlato di un +1,3% come obiettivo minimo. E’ prevista la possibilità di revoca dei manager “anche in relazione al mancato raggiungimento degli obiettivi”, mentre la durata degli incarichi è fissata in tre anni, “rinnovabili previa partecipazione alla procedura di avviso pubblico”. Se resteranno senza incarico saranno messi in mobilità e in seguito licenziati.

Per i dirigenti in pensione rimane l’obbligo di non ricevere incarichi; la disposizione risulta estesa anche alle società partecipate.  E’ confermato inoltre il taglio del 50% sui distacchi sindacali. Sarebbe inoltre prevista una “riduzione delle spese complessive in ciascuna amministrazione, per i primi cinque anni” avendo come riferimento un importo “non inferiore all’un per cento della spesa sostenuta nell’anno 2013”. E’ preannunciato infine un ampio intervento per attuare forme di conciliazione fra tempi della vita e del lavoro: alcune linee guida della riforma sarebbero orientate a sostenere il telelavoro e sperimentare forme di co-working e smart-working attraverso la condivisione uffici e forti elementi di flessibilità, in modo particolare di orari e di sede. Previsti anche anche voucher per baby-sitter, puericultrici, badanti specializzate e convenzioni con asili nido.
Il Governo provvederà attraverso un decreto legge contenente le norme destinate a produrre risparmi e un disegno di legge delega da approvare definitivamente entro sei mesi sul quale confluiranno gli interventi di programmazione.
La delega contemplerà uno o più decreti per il riordino degli uffici, sia centrali che periferici, dei Ministeri. Tra i criteri individuati, ci sarebbe quello della riduzione di uffici e personale dedicati ad attività strumentali, rafforzando gli uffici che erogano servizi ai cittadini. Un altro intervento contenuto nella legge delega riguarderà il riordino dei corpi di Polizia, con assorbimento del Corpo Forestale dello Stato e della polizia Penitenziaria negli altri corpi. Per l’inquadramento dei dirigenti è previsto “ruolo unico interministeriale dei dirigenti presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”.
Scuola e ricerca dovrebbero invece restar fuori dal Cdm. Sul rinnovo del contratto il Governo avrebbe rinviato alla prossima legge di Stabilità.

Redazione