Riforma della Pubblica Amministrazione, freddi i Sindacati.

 

Lavoratori in manifestazione
Lavoratori in manifestazione

La riforma della Pubblica Amministrazione non convince i rappresentanti dei lavoratori: niente entusiasmi per proposte giudicate deludenti e prive di disegno organico. I Sindacati restano in attesa che di conoscere i testi definiti, ma il rischio sciopero resta.

Le reazioni rimangono fredde anche dinanzi alle diverse correzioni che Marianna Madia, Ministro della Pubblica Amministrazione, ha apportato alla bozza finora allo studio: la principale riguarda i prepensionamenti per evitare, come lo stesso Ministro ha confermato ai sindacati ieri, “ disparità di disciplina con il settore privato”. ha fatto breccia su Cgil, Cisl e Uil il minor impatto sul tema della mobilità obbligatoria rispetto alle prime versioni della riforma: i dipendenti pubblici potranno essere spostati senza il loro consenso nel raggio non più di 100, ma di 50 chilometri, come nel settore privato.Non abbiamo mai immaginato una mobilità nei 100 chilometri, non l’abbiamo mai presa in considerazione, non immaginiamo di stravolgere la vita delle famiglie. Vogliamo una mobilità che funzioni per evitare esuberi e rispettare i lavoratori” avrebbe detto il Ministro. Ma la differenza, commentano i sindacati, rimane: diversamente dal settore privato la mobilità in tema di Pubblico Impiego non sarà materia di contrattazione, ma fissata previamente da una norma di legge. Secondo Michele Gentile e Rossana Dettori della Cgil.
Il Ministro ha assicurato il venir meno di ogni ipotesi di
prepensionamenti e di esuberi. Si sarebbe parlato di ricollocazione sulla base di criteri di efficienza con eccedenze che saranno ricollocate nell’ambito della stessa PA.

Sui tagli ai permessi sindacali, confermati anche nelle nuove estensioni del testo, il Ministro avrebbe sottolineato: «si tratta della risposta che ci chiedono i cittadini” confermando tuttavia che non ci saranno esuberi: tramonta quindi definitivamente la temuta ipotesi di prepensionamenti. Nel corso dell’incontro di ieri il Ministro avrebbe esortato i Sindacati: «Mi aspetto un vostro impegno attivo. Non resistete al cambiamento; abbiamo l’opportunità di riformare tutta la Pubblica amministrazione, e anche il sindacato deve fare la sua parte. Non siate conservatori e rappresentanti del potere che blocca il cambiamento, ma partecipi delle riforme in atto”. Ma per le rappresentanze dei lavoratori quelle al vaglio dell’Esecutivo rimangono per ora “ipotesi deludenti”. Secondo Michele Gentile della Cgil l’incontro con il Ministro si sarebbe risolto in “una riunione vuota”.

I malumori non provengono solo dalle rappresentanze sindacali: dopo l’allarme della Corte dei Conti ieri è stata la volta del Presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, che ha puntato il dito contro una norma allo studio del Governo che imporrebbe l’immediata uscita dei magistrati che hanno compiuto 70 anni, invece dell’attuale età di 75 anni per la pensione. Questo comporterebbe una carenza di organico in Cassazione prossimo al 45 % dove i giudici in servizio hanno appunto un’età ricompresa tra i 70 ed i 75 anni. Un ipotesi “non sopportabile” secondo l’alto magistrato che causerebbe “un gravissimo pregiudizio alla ragione stessa di esistenza della Corte di legittimità”. Per evitare un impasse imbarazzante l’ultima bozza del decreto già preveda una deroga per i magistrati con incarichi direttivi.

Entro oggi è previsto il il decreto e il ddl. Sull’eventuale sciopero si attende l’esito del Consiglio dei Ministri.

Redazione