Il Movimento 5 Stelle: cambiamo strategia politica, ma lo streaming con Renzi si farà.

Di Maio con alcuni suoi colleghi (Giorgio Cosulich/Getty Images)
Di Maio con alcuni suoi colleghi (Giorgio Cosulich/Getty Images)

La conferenza nella sala Nassirya del Senato della Repubblica dei 5 Stelle segue il nuovo corso inaugurato dal Movimento nel post elezioni europee. Lo scopo è quello di illustrare alla stampa i contenuti del Democratellum la proposta di legge elettorale dei pentasetellati depositata alla Camera e al Senato.

Davanti ai giornalisti i capigruppo M5S di Senato e Camera, Maurizio Buccarella e Giuseppe Brescia, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e il vicepresidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Danilo Toninelli – tra i principali estensori della proposta riprendono il discorso contenuto nella lettera aperta a Matteo Renzi pubblicata sul blog di Beppe Grillo e incalzano il premier invitandolo ad confronto sulla proposta. “L’Italicum è morbondo o già morto” esordisce nel merito Maurizio Buccarella: si diceva in dirittura d’arrivo “a fine gennaio” ma da allora è fermo per dare spazio a riforme di dubbia costituzionalità. Secondo i 5 Stelle l’Italicum ha tra gli aspetti critici un premio di maggioranza abnorme.

La proposta dei 5 Stelle rappresenta un sistema di preferenze “innovativo” ed è incentrata su precisi cardini: per primo la rappresentatività effettiva ottenuta riducendo le storture delll’Italicum che, ha tra gli aspetti critici, un premio di maggioranza abnorme; un legame diretto tra elettore ed eletto, favorito da circoscrizioni più piccole rispetto all’Italicum e dal ripristino del voto preferenza. Questo dovrebbe premettere – assicurano i 5 Stelle – che l’eletto non risponda più ad un capo che lo ha scelto come nel caso del voto di lista. Il sistema elettorale proposto – continuano i capigruppo – favorirà inoltre una maggiore governabilità in quanto la legge proposta comporta “una soglia di sbarramento implicito del 5%” con conseguente eliminazione della frammentazione“. Secondo il Movimento i partiti piccoli che hanno caratteristiche comuni saranno incentivati “a fondersi e a non fare coalizioni”. Questo dovrebbe comportare per gli estensori della legge, una strategia politica ex ante cioè una ricerca di alleanze prima delle elezioni e non ex post dove il ricatto politico ed il veto reciproco diventano molto maggiori.
A conferma della loro tesi i 5 stelle applicano la legge elttorale ai risultati delle ultime consultazioni europee: se le elezioni del 25 Maggio fossero avvenute con la legge proposta dai 5 Stelle il PD con il 40 per centro avrebbe ottenuto una larga maggioranza con 315 seggi riuscendo a governare da solo. Con il Democratellum, insistono i 5 Stelle “una sana governabilità andrebbe a sostituirsi ad una governabilità drogata” con premi di maggioranza abnormi.
Ma, secondo i capigruppo, l’elemento più rimarchevole è rappresentato dalla duplice modalità di voto, vale a dire la possibilità per gli elettori di assegnare nella scheda elettorale, oltre alla preferenza “tradizionale”, quella che viene definita “preferenza negativa” ossia la cancellazione dei canditati che l’elettore considera impresentabili. Tale facoltà avrebbe l’effetto di disincentivare la presenza di candidature prodotte dal voto di scambio e comporterebbe, per la forza politica di appartenenza, la perdita percentuale in quote di voto assegnate con il voto di preferenza.

Una strategia politica che non scaturisce dalle consultazioni con Grillo e Casaleggio ma “da incontri e assemblee all’interno del Movimento” assicurano i 5 Stelle. Il capigruppo M5S Giuseppe Brescia spiega: “Abbiamo deciso insieme di prendere questa nuova strada e di avere un atteggiamento diverso nei confronti delle altre forze politiche: questo è solo uno un degli atti che stiamo facendo: siamo intervenuti in merito all’elezione dei giudici della Corte Costituzionale e la scorsa settimana siamo andati a parlare con il Ministro della Giustizia Orlando sui temi dell’anticorruzione”. La proposta di legge è l’ennesimo atto di un corso già avviato. Abbiamo preso questa strada e ne siamo convinti per essere i più incisivi possibili e portare a destinazione le istanze dei cittadini che si attendono delle risposte dal Movimento dei 5 Stelle.
Ai giornalisti che chiedono conto sul cambio di strategia da parte del Movimento il deputato Luigi Di Maio vice presidente della Camera risposnde “Dopo il risultato delle elezioni europee si è determinata una situazione per cui ci si trova davanti a una nuova legislatura: prima lavoravamo per fare cadere il governo Renzi, ora la maggioranza sembra avere vita più lunga.”Sulla riforma della legge elettorale siamo disponibili a trattare con Renzi. La nostra proposta non è un’apertura di credito al Governo, ma di merito e soprattutto non un accordo di Governo questa è una richiesta per dialogare su un determinato provvedimento proposta di governo Vogliamo portare a casa la legge elettorale. Siamo curiosi di capire perché non va bene e come può essere migliorata”. A tacitare le voci che davano l’avvio di un nuovo corso anche in termini di comunicazione è lo stesso Di Maio. Il deputato ad assicurare che l’incontro con Renzi o comunque con la rappresentanza del Governo avverrà in streaming e in straming sarà ratificato un eventuale accordo. “Ho detto che non era necessario – chiarisce – in quanto ritenevo che il Governo e il PD non l’avrebbero voluto; noi lo vogliamo e siamo contenti che la filosofia dello streaming sia entrato nella cultura politica e sopratutto nel partito di maggioranza”.

Redazione