Yara Gambirasio, le indagini che hanno portato all’arresto del presunto killer

Yara Gambirasio
Yara Gambirasio

Le tappe per arrivare fino all’arresto del presunto di killer di Yara Gambirasio sono state tante. Una serie di indagini dettagliate da parte degli inquirenti che hanno portato dopo 4 anni un risultato positivo. Non il solo Dna ha inchiodato l’uomo che hanno arrestato in serata.

La sparizione.Yara Gambirasio, 13 anni, scompare a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Ha lasciato la palestra in cui pratica la ginnastica ritmica ad appena 700 metri da casa e di lei si perdono le tracce. Dal suo telefonino parte un sms di risposta ad un’amica. Alle 18.47 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello, un comune distante circa tre chilometri da Brembate, poi la traccia scompare.

Il ritrovamento. 6 febbraio 2011. Il corpo di Yara, a tre mesi esatti dalla scomparsa, è ritrovato in una campo a Chignolo d’Isola, ad una decina di chilometri da Brembate (Bergamo). Le indagini appureranno che è stata uccisa sul posto, colpita da alcune coltellate e morta anche per il freddo.

“Quella che ha portato i carabinieri del Ros a individuare e a fermare Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore 44enne accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, è stata una indagine che si è svolta attraverso metodi tradizionali e che ha trovato al conferma del quadro indiziario dalla compatibilità dei profili genetici.

Il presunto killer, il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni,  rientrava nel gruppo di soggetti che gli investigatori avevano individuato come coloro che potevano essere, in qualche modo, coinvolti nel delitto. Una cerchia piuttosto ampia – perchè qualsiasi tipo di legame con la vittima è stato preso in considerazione – e che poi si è progressivamente ristretta.

In particolare – riporta l’Ansa – sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, nel provvedimento di fermo si contesterebbe il fatto che il cellulare di Bossetti è risultato tra quelli che avevano impegnato la cella della zona dove è stato trovato il cadavere, nell’ora in cui sarebbe avvenuto l’omicidio. Quindi l’uomo si trovava proprio lì, in un raggio di spazio sufficientemente circoscritto, nel momento in cui Yara veniva ammazzata”

Le indagini si sono  concentrate, in particolare, su chi all’epoca lavorava nel mondo dell’edilizia: questo a causa delle polveri di calce trovate sul corpo e, soprattutto, nelle vie respiratorie di Yara.

“Il cerchio- continua l’Ansa –  si è stretto ulteriormente grazie ad indagini che si sono concentrate sul quadro relazionale di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 e individuato come il padre illegittimo dell’assassino. Gli investigatori, attraverso l’acquisizione di decine di testimonianze, hanno cercato di individuare la donna che avrebbe avuto una relazione con l’uomo e, infine, l’hanno trovata.

La prova regina  è stato ricavato dal dna di Bossetti e la compatibilità con la traccia di sangue trovata sul corpo di Yara lo avrebbe definitivamente incastrato.

 

Redazione online