Diaspora Sel: Migliore e Fava se ne vanno, ma non sono i soli

Vendola e Migliore (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Vendola e Migliore (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Quello che si prospetta come un lungo pomeriggio, il più lungo della breve vita di Sel, appena cinque anni, inizia con alcune dichiarazioni del leader, Nichi Vendola: “C’è il pericolo che qualche esponente vada via, non che il partito si spacchi. Le scissioni parlamentari sono altra cosa e spero che Gennaro Migliore torni sui propri passi perché gli voglio bene e l’ho considerato come un figlio”. Poi è il momento delle dimissioni, prima quelle di Claudio Fava, già leader di Sinistra Democratica e tra i fondatori di Sel, poi quelle di Gennaro Migliore, che fino a ieri ricopriva il ruolo di capogruppo alla Camera.

Fava parla di “una scelta dolorosa e insieme inderogabile”, constatando “la distanza che ormai separa Sel dal suo progetto originario”. Prosegue il deputato: “La scelta congressuale e le decisioni di questi mesi ci hanno portati ad abbandonare il terreno della nostra sfida politica naturale che era quello del socialismo europeo. Abbiamo preferito una collocazione in Europa e una pratica politica in Italia di forte arroccamento identitario”.

Ancora più clamorose le dimissioni dal partito di Migliore, che spiega in una lettera: “Non ho cambiato idea sul fatto che in un partito si discute liberamente ma poi si sostiene ciò che la maggioranza decide: come ho fatto nella campagna elettorale e come ho provato a fare in ogni singolo atto parlamentare. Ho però cambiato idea, ieri definitivamente, sulla possibilità che mie posizioni siano compatibili con l’appartenenza al nostro partito. Mi fermo prima”.

“Porto con me solo il mio libero convincimento di uomo di sinistra e la passione per un’idea della buona politica che ho imparato anche grazie a voi”, conclude Migliore nella sua lettera di addio al partito. Gli addii odierni sembrano non essere ‘solitari’: appena qualche giorno fa avevano abbandonato il gruppo alla Camera, per passare col Pd, Ferdinando Aiello, seguito a distanza da Michele Ragosta.

La diaspora non sembra destinata a fermarsi, da settimane si conosce molto bene ad esempio la posizione di Ileana Piazzoni, che commentando il risultato della lista Tsipras alle Europee aveva spiegato a ‘L’Espresso’: “Non sarò certo io ad impedire che la lista si trasformi in un soggetto politico, ma a me non interessa, l’ho sempre detto, non ci sto”. Si parla poi di altri pezzi da novanta del partito di Vendola, da Alessandro Zan, attivista LGBT padovano, molto contestato anche a sinistra nella sua città, a Titti Di Salvo, anch’essa proveniente da Sinistra Democratica.

Commentando le problematiche in seno a Sel, Paolo Cento, componente della segreteria nazionale, aveva lanciato un appello, rimasto inascoltato: “Evitiamo i soliti errori e vizi della sinistra di origine comunista, per cui si esaltano le differenze, dimenticando la capacità di ricucire. Dobbiamo arrivare alla conferenza programmatica, in una collocazione chiaramente all’opposizione. Il congresso ha indicato una strada politica, e lo abbiamo fatto poco tempo fa. I problema del paese e dell’Europa sono cose serie, questa discussione rischia di essere incomprensibile”.

Redazione online

LEGGI ANCHE:

Caos Sel, Migliore si dimette. Vendola insiste: “Non siamo la ruota di scorta di Renzi”

Sel, Fratoianni ribadisce: “Noi all’opposizione”

Dl Irpef: Sel si spacca, passa la linea del dialogo

Lista Tsipras, ancora divisioni in Sel. Ipotesi sorteggio Forenza-Furfaro

Sel, Vendola chiarisce: “Noi non al governo con Renzi, ma siamo sinistra di governo”

Sel: dopo il voto, parte la conta interna sul soggetto unitario col Pd