Riforma Senato: raggiunto l’accordo tra maggioranza, Forza Italia e Lega

L'aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)
L’aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)

La maggioranza di governo, formata da Partito Democratico, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, ha raggiunto l’accordo con i partiti di opposizione Forza Italia e Lega Nord sulla riforma del Senato. Niente più bicameralismo perfetto, il Senato sarà rappresentativo delle regioni. Dopo le correzioni dell’ultimo momento, i relatori della legge di riforma costituzionale, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, hanno depositato gli emendamenti che recepiscono l’accordo. Come aveva annunciato ieri il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, dunque, la nuova legge sul Senato è veramente ad un passo.

Tra le novità che andranno a modificare la nostra Costituzione, si segnalano la riduzione del numero dei senatori, che saranno portati dagli attuali 315 a 100, di cui 95 “territoriali” e 5 nominati dal Presidente della Repubblica, tra cui gli attuali senatori a vita. Dei 95 senatori territoriali, 74 saranno scelti tra i consiglieri regionali, gli altri 21 tra i sindaci. Ogni Regione eleggerà un numero di senatori proporzionale al numero dei propri abitanti, anche se ancora non è stato deciso come verranno eletti; in merito si rinvia a successiva legge ordinaria. Aspetto importante è che i Senatori non seguiranno la legislatura, ma resteranno in carica finché durerà l’organo, Regione o Comune, in cui sono stati eletti, per cui cambieranno man a mano che decaderanno le assemblee territoriali, consiglio regionali o comunali, da cui provengono. A questi nuovi senatori viene riconosciuta l’immunità parlamentare, che garantisce i parlamentari da arresti, intercettazioni, perquisizioni.

Altra importante novità è che il Senato non darà più il voto di fiducia al governo, che rimarrà una prerogativa della sola Camera dei Deputati, la quale continuerà ad esercitare, sempre da sola, la funzione di indirizzo politico, quella legislativa e di controllo del Governo.

Il Senato, invece, eserciterà la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni. Per quanto le leggi siano approvate esclusivamente dalla Camera, eliminando dunque il doppio e lungo passaggio al Senato, quest’ultimo su richiesta di almeno un terzo dei suoi membri può chiedere di esaminarle, proponendo delle modifiche entro 30 giorni. La decisione finale spetta comunque sempre alla camera, che avrà altri 20 giorni di tempo per decidere sulle modifiche chieste dal Senato. Quando di tratta di leggi che incidono su Regioni e Comuni, la Camera dei Deputati è tenuta a pronunciarsi a maggioranza assoluta in caso di richiesta di modifiche da parte del Senato. Tra le altre competenze del Senato ci sono poi le funzioni di controllo sull’attuazione delle leggi, delle politiche pubbliche e sulla Pubblica Amministrazione. Poteri sono poi riconosciuti all’Assemblea di Palazzo Madama nella fase di ricezione delle norme dell’Unione Europea che in quella ascendente prevista dal Trattato di Lisbona.

In merito alle riforme costituzionali, il Senato mantiene invece le attuali competenze legislative. Dunque non viene modificato l’art. 138 della Costituzione, sulla doppia deliberazione in ciascuna Camera e la maggioranza assoluta per l’approvazione di leggi costituzionali.

La nuova composizione su base territoriale del Senato porta anche ad una ridefinizione delle competenze delle Regioni, con la riscrittura del Titolo V della Costituzione su Regioni, Province e Comuni. La riforma elimina tutta la parte della Costituzione sulla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, in modo da eliminare il contenzioso sui conflitti di potere che grava sulla Corte Costituzionale. Alcune materie tornano di competenza esclusiva dello Stato, come la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia a livello nazionale e le grandi reti di trasporto di interesse nazionale.

Vengono poi eliminate una volta per tutte le Province, che scompaiono dalla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati della Camera, dai 100 nuovi senatori e da tre delegati di ciascuna Regione, scelti secondo principio della parità di genere. Inoltre, la Camera eleggerà tre giudici della Corte Costituzionale e il Senato due.

Ridotto infine l’assegno dei consiglieri regionali, che non potranno guadagnare più dei sindaci dei Comuni.

Redazione